Sal da vinci e la standing ovation che riaccende il festival
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
C’è un momento, al Festival di Sanremo, in cui il teatro smette di essere semplice spettatore e diventa parte attiva del meccanismo emotivo della gara. È successo anche ieri sera, quando Sal Da Vinci è stato annunciato sul palco da Ubaldo Pantani – nei panni di un irriconoscibile Lapo Elkann – e da Irina Shayk, e l’Ariston ha reagito prima ancora che lui aprisse bocca -1. Non è stato l’arrangiamento orchestrale di ‘Per sempre sì’, il brano con cui è in gara, a innescare la reazione del pubblico, ma un coro spontaneo partito dalla platea sulle note di ‘Rossetto e Caffè’, quel tormentone che nel 2024 gli ha cambiato la vita professionale e che, di fatto, lo ha riportato sotto i riflettori nazionali a cinquantacinque anni suonati -7. Carlo Conti, dal palco, ha lasciato che il coro andasse avanti per almeno sette secondi, un’eternità per i tempi stretti della diretta tv, quasi a certificare che certe dinamiche popolari non si possono né si devono interrompere.
La serata delle cover, in programma per venerdì 27 febbraio, rappresenta per molti artisti un momento di pausa dalla competizione vera e propria, ma per Da Vinci assume i contorni di un appuntamento con la memoria collettiva della canzone italiana. In coppia con Michele Zarrillo, interpreterà ‘Cinque giorni’, il brano che il cantautore romano portò al Festival nel 1994 classificandosi quinto e che, nonostante le iniziali perplessità dello stesso autore – timoroso di essere etichettato come “troppo melodico” – è entrato nel cuore degli italiani -2. Un duetto che Da Vinci stesso ha definito sognato, una dichiarazione d’affetto per una canzone che, come ha raccontato in un video social, “ogni volta che partono quelle note si apre il cuore” -2. E se è vero che le cover non concorrono alla classifica finale, è altrettanto vero che costruiscono il clima attorno a un artista, e in questo caso consolidano un’immagine di Da Vinci come interprete capace di attraversare generi e generazioni senza perdere la propria identità.
La classifica e il peso specifico del consenso popolare
Ieri sera, intanto, la terza classifica parziale ha lanciato segnali inequivocabili: Sal Da Vinci, insieme a Luchè, Serena Brancale, Arisa e Sayf, è entrato nella cinquina dei più votati, un risultato che tiene conto del peso combinato di sala stampa, radio e televoto -4. Un piazzamento che, se da un lato certifica la tenuta del brano in gara, dall’altro apre scenari interessanti sul fronte della competizione reale. Perché se è vero che le radio hanno premiato altri artisti – Fedez e Masini su tutti – è altrettanto vero che ‘Per sempre sì’ sta dominando su YouTube e, soprattutto, su TikTok, dove la coreografia manuale che accompagna il ritornello è diventata virale in poche ore -4. E non è un dettaglio da poco, in un’edizione che finora ha fatto registrare numeri inferiori rispetto al passato sia in termini di ascolti televisivi che di stream sulle piattaforme.
Ma c’è un altro dato, forse più sottile, che accompagna la corsa di Da Vinci all’Ariston. Ed è quel misto di commozione e stupore che gli ha inumidito gli occhi quando, dopo l’esibizione di giovedì, il pubblico si è alzato in piedi per applaudirlo -5. Non era la semplice gratificazione dell’artista che riceve il suo tributo, ma qualcosa di più profondo: la sensazione, tangibile, che una carriera lunga e talvolta in salita – con periodi in cui, come ha raccontato lui stesso, non aveva nemmeno i soldi per comprare il latte per i figli – stesse vivendo una seconda giovinezza senza bisogno di snaturarsi. E senza bisogno di rinnegare quel legame con la tradizione neomelodica napoletana che, per decenni, è stato considerato un limite più che un punto di forza.
Il fenomeno social e la doppia anima del pubblico
Nel frattempo, fuori dal teatro, la macchina del consenso viaggia su binari talvolta contrastanti. Perché se è vero che in piazza San Siro, durante un flashmob organizzato in giornata, più di quattromila persone hanno cantato in coro ‘Per sempre sì’ con tanto di gesti delle mani coordinati, è altrettanto vero che sui social network si è aperto un fronte di critica piuttosto acceso -3. Su X, Instagram e Facebook non sono mancati gli attacchi a quella che qualcuno ha definito una “eccessiva napoletanità” del cantante, con riferimenti poco lusinghieri a un provincialismo di fondo e a sonorità giudicate troppo vicine al mondo neomelodico inteso in accezione negativa -3. Un dibattito, questo, che riapre antiche ferite nel rapporto tra la musica popolare partenopea e il mainstream nazionalpopolare, e che peraltro riporta alla mente quanto accaduto due anni fa con Geolier, quando la compattezza del voto campano fece discutere per settimane.
E a proposito di radici e di famiglia, c’è un dettaglio che aggiunge spessore alla vicenda umana e artistica di Sal Da Vinci. ‘Per sempre sì’, il brano che sta conquistando l’Ariston e le piattaforme digitali, porta tra le firme anche quella di Francesco Sorrentino, suo figlio -7. Un passaggio di testimone generazionale che, al netto delle considerazioni strettamente musicali, racconta di una continuità affettiva e professionale non scontata. Il testo, scritto da Federica Abbate e Alessandro La Cava insieme allo stesso Da Vinci, parla di promesse e di futuro, di quella “mano sul petto” davanti a Dio che suggella un patto d’amore, e sembra cucito addosso a un interprete che della credibilità sentimentale ha fatto il suo marchio di fabbrica -6.
La scalata al podio tra numeri e feeling
Resta da capire quanto tutto questo si tradurrà in voti veri, in schede elettorali, in preferenze da televoto. Le ultime rilevazioni dicono che Serena Brancale resta la favorita per la vittoria finale, con Sal Da Vinci accreditato come primo inseguitore a una quota piuttosto distante -8. Ma chi segue il Festival da decenni sa che i pronostici, specialmente quelli basati sulle quote dei bookmaker, vanno presi con cautela. Perché a Sanremo, più che altrove, contano il momento, l’empatia, la capacità di entrare in sintonia con una platea composita e spesso imprevedibile. E in questo, Da Vinci ha dimostrato di possedere un talento innato, quello di parlare direttamente al cuore delle persone senza mediazioni intellettuali, senza artifici, senza paura di essere definito troppo semplice o troppo popolare.
Del resto, la sua stessa storia personale parla di un’arte vissuta sulla pelle, fin da bambino, quando debuttò a sette anni accanto al padre Mario nel mondo della sceneggiata napoletana, per poi incrociare sul set cinematografico giganti come Alberto Sordi e Carlo Verdone in ‘Troppo forte’ -10. Un percorso che lo ha portato dai teatri di prosa ai musical di successo, dalle classifiche degli anni passati al trionfo inaspettato di ‘Rossetto e caffè’, quel brano che nel 2024 nessuna radio avrebbe scommesso di programmare e che invece è diventato un caso editoriale da oltre 450 milioni di ascolti. E adesso, con ‘Per sempre sì’, il cerchio si chiude: l’Ariston che canta, la standing ovation, le lacrime di commozione. Poi, la musica continua.




