Macfrut 2026 a Rimini, la filiera mondiale dell’ortofrutta si prepara a fare sistema tra numeri in crescita e nuovi scenari internazionali

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La macchina organizzativa di Macfrut, giunto alla sua quarantatreesima edizione, viaggia ormai a pieno regime in vista dell’appuntamento fissato al Rimini Expo Centre da martedì 21 a giovedì 23 aprile 2026. Tre giornate, quelle in programma nel quartiere fieristico romagnolo, durante le quali l’intera filiera mondiale dell’ortofrutta è attesa per confrontarsi su innovazione, trend di mercato e opportunità di business, in un settore che da solo vale circa un terzo dell’intera produzione agricola nazionale. Il "peso" specifico di questo comparto, del resto, si attesta attorno ai 19 miliardi di euro per la sola produzione primaria, una cifra destinata a lievitare fino a toccare i 60 miliardi qualora si consideri l’indotto e l’intera filiera, un dato che ne certifica la rilevanza strategica per l’agribusiness del Paese. La presentazione ufficiale dell’evento, svoltasi a Roma presso la sede dell’Agenzia ICE, ha visto la partecipazione del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida e dei vertici della fiera, i quali hanno illustrato i numeri di una manifestazione che si preannuncia in forte espansione: l’incremento della superficie espositiva, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, segna un +28%, a testimonianza di un interesse crescente da parte degli operatori.

Un settore in contro tendenza tra consumi domestici e boom dell’esotico

Il momento che vive il comparto ortofrutticolo, secondo le rilevazioni elaborate da Ismea e Nomisma, presenta segnali confortanti sul fronte dei consumi, invertendo una tendenza che negli anni passati aveva mostrato segni di contrazione. Gli acquisti domestici di ortaggi freschi, nel corso del 2025, hanno fatto registrare un aumento del 3,5% in volume, con un picco particolarmente significativo per le patate, cresciute del 5,1%, mentre la spesa complessiva dedicata alla frutta ha segnato un +2,7%. Al di là dei dati aggregati, ciò che colpisce gli analisti è il radicale cambiamento nelle preferenze dei consumatori, i quali stanno riorientando il carrello della spesa verso prodotti considerati esotici o comunque non tradizionalmente presenti sugli scaffali italiani. I volumi di vendita, in questo specifico segmento, registrano impennate a doppia cifra: il mango segna un +36,4%, l’avocado addirittura un +47%, trainati anche da mode alimentari e da una maggiore attenzione verso ricette internazionali. È proprio su questi due prodotti, del resto, che Macfrut 2026 ha deciso di puntare i riflettori, eleggendoli a simboli dell’edizione e dedicando loro due giornate tematiche, l’Avocado Day e il Mango Day, nel corso delle quali mettere in contatto operatori e buyer specializzati.

Il ruolo della Gdo e la sfida dell’internazionalizzazione

Parallelamente all’evoluzione dei gusti, la fiera di Rimini intende porsi come punto di incontro privilegiato tra produzione e grande distribuzione organizzata, un canale attraverso cui transita ormai l’80% del mercato del fresco. La partecipazione attiva di Conad, Coop Italia e del Gruppo VèGè, presenti in fiera con propri spazi, testimonia la volontà di dialogare con l’intera filiera per anticipare le dinamiche del mercato. Sul fronte dei mercati esteri, l’edizione 2026 si caratterizza per un focus specifico sull’Area Caraibica, con la Repubblica Dominicana protagonista in virtù di una presenza raddoppiata rispetto allo scorso anno, ma anche per il debutto di Brasile e Perù con propri padiglioni nazionali. Non manca, ovviamente, l’Europa, che assorbe oltre il 70% dell’export italiano del settore, con la Germania in testa alla classifica dei partner commerciali per un valore che supera i due miliardi di euro. La presenza di oltre 800 top buyer internazionali, selezionati in collaborazione con l’Agenzia ICE, dovrebbe tradursi in circa quattromila incontri d’affari programmati, un’opportunità non trascurabile per le aziende italiane che guardano con interesse anche agli accordi commerciali come quello con il Mercosur, sebbene in un’ottica di reciprocità di condizioni sugli standard produttivi.

La Sicilia regione partner e lo spazio per innovazione e ricerca

A fare da contraltare alla spinta internazionale ci sarà, come da tradizione, la valorizzazione delle eccellenze territoriali, con dieci regioni italiane presenti con uno stand dedicato e la Sicilia nel ruolo di regione partner. L’isola, che vanta una produzione ortofrutticola da 4,6 milioni di tonnellate e un primato nazionale nel biologico, rappresenta un osservatorio privilegiato per comprendere l’evoluzione delle colture, in particolare quelle tropicali, che stanno trovando nel Sud Italia condizioni pedoclimatiche favorevoli. Accanto all’area espositiva, Macfrut dedicherà ampio spazio alla ricerca e al trasferimento tecnologico con due campi prova di 2500 metri quadrati, un’area startup con venticinque proposte innovative provenienti da tutto il mondo e un fitto calendario di convegni, tra cui un appuntamento di rilievo sulle Tea, le tecniche di evoluzione assistita. Il tutto all’insegna del claim “Make it Juicy”, a sottolineare la volontà di rendere la manifestazione non solo un luogo di scambio commerciale, ma anche un hub di conoscenza capace di aggregare, come ha ricordato il presidente di Cesena Fiera Patrizio Neri, tutto il sistema ortofrutticolo italiano in un unicum riconosciuto a livello mondiale.

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