Petrolio, l’Opec aumenta ancora la produzione e scommette sulla piena ripresa del traffico dallo Stretto di Hormuz
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Redazione Economia
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L’Opec e i suoi alleati hanno concordato di aumentare nuovamente la produzione di oro nero, mentre il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz si sta gradualmente riprendendo e i produttori del Golfo Persico stanno ripristinando la produzione. Dopo una riunione virtuale tenutasi ieri, sette membri del più ampio gruppo Opec+ hanno annunciato che aumenteranno la produzione di circa 188.000 barili al giorno nel mese di agosto, il quinto incremento mensile consecutivo, mentre il cartello continua a revocare progressivamente i tagli alla produzione introdotti negli ultimi anni.
I numeri dell’accordo e i produttori coinvolti
L’incremento produttivo, che sarà effettivo dal primo agosto, è stato confermato dai sette Paesi che nel 2023 avevano acconsentito ad adottare tagli volontari alla produzione per 1,65 milioni di barili ad aprile e per 2,2 milioni a novembre. Fanno parte del gruppo Arabia Saudita, Russia, Iraq, Kuwait, Kazakistan, Algeria e Oman, con l’esclusione del Qatar, uscito qualche mese fa dal gruppo a causa degli effetti della guerra nel Golfo. La ripartizione degli aumenti vede Arabia Saudita e Russia farsi carico delle quote maggiori, aggiungendo 62.000 barili al giorno ciascuna, mentre agli altri membri spettano incrementi proporzionalmente minori: all’Iraq toccano 26.000 barili, al Kuwait 16.000, al Kazakistan 10.000, all’Algeria 6.000 e all’Oman 5.000.
La scommessa sulla riapertura di Hormuz
La decisione del cartello, che in una nota ha ribadito l’impegno collettivo a sostegno della stabilità del mercato petrolifero, arriva in un momento di profonda trasformazione per il traffico marittimo nella regione. A metà giugno, Stati Uniti e Iran hanno firmato un accordo provvisorio per sospendere le ostilità e riaprire il passaggio marittimo, con Washington che ha revocato il blocco navale e sospeso temporaneamente alcune sanzioni.
Secondo la società di monitoraggio navale Kpler, al 2 luglio il traffico giornaliero attraverso lo Stretto di Hormuz si era stabilizzato tra 30 e 60 transiti al giorno nell’arco della settimana precedente, con una media di circa 40 navi al giorno.
Le incertezze sulla piena ripresa
Nonostante i segnali positivi, la strada verso la normalizzazione completa rimane irta di ostacoli. Il canale principale dello Stretto di Hormuz risulta ancora chiuso a causa della presenza di circa 80 mine che devono essere bonificate, e le navi sono costrette a utilizzare rotte alternative, settentrionale e meridionale, che non sono in grado di gestire lo stesso volume di traffico del percorso principale.
Gli esperti stimano che il ritorno ai livelli pre-crisi potrebbe richiedere diverse settimane o addirittura mesi, con le compagnie di navigazione e gli assicuratori che continuano a monitorare attentamente la situazione.
Prezzi del petrolio sotto pressione
L’effetto congiunto dell’aumento della produzione Opec+ e della riapertura graduale dello Stretto si è già riflesso sui prezzi del petrolio, che sono tornati ai livelli precedenti allo scoppio del conflitto con l’Iran. Il Brent, riferimento internazionale, si è attestato sotto i 72 dollari al barile, mentre il WTI scambia intorno ai 68 dollari, con una flessione di circa lo 0,5%.
I sette Paesi dell’Opec+ si riuniranno nuovamente il 2 agosto per decidere i livelli di produzione del mese di settembre, confermando la loro intenzione di mantenere un approccio prudente e la piena flessibilità per aumentare, sospendere o invertire la graduale eliminazione degli adeguamenti volontari della produzione.




