Bari, sciopero generale contro la finanziaria e cortei in memoria di Petrone
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Redazione Interno
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La Puglia, come gran parte d'Italia, è stata interessata da una nuova, significativa ondata di mobilitazioni sociali, che ha visto scendere in piazza un composito fronte di lavoratori, i quali, rispondendo alla chiamata di diverse sigle sindacali di base, hanno incrociato le braccia per esprimere un netto dissenso verso la legge finanziaria. A Bari, ove la protesta ha assunto una duplice connotazione, il traffico cittadino ha subito pesanti ripercussioni, mentre due distinti cortei hanno animato le strade, unendo l'attualità del conflitto sociale alla memoria di un tragico evento del passato. I manifestanti, infatti, hanno voluto ricordare, nel quarantottesimo anniversario, la figura di Benedetto Petrone, il giovane militante comunista la cui vita fu stroncata da un agguato di matrice neofascista nel lontano novembre del 1977, in un intrico di viuzze del centro storico.
Un movimento che cerca continuità
Questa giornata di sciopero, che ha coinvolto in modo particolare il personale dei trasporti pubblici, della scuola e di numerosi altri enti, si inserisce in un solco tracciato poche settimane prima, quando a Roma un'imponente manifestazione di solidarietà per la Palestina aveva portato in piazza una moltitudine di persone. L'obiettivo dichiarato dei sindacati promotori era proprio quello di conferire una continuità organica alla protesta, evitando che l'energia di quelle giornate andasse dispersa e tentando di rilanciare, attraverso una due giorni di novembre, un movimento dei lavoratori che ambisce a ritrovare un ruolo centrale nel dibattito pubblico nazionale. Le rivendicazioni, che spaziano dal contrasto alla finanziaria governativa al rifiuto delle politiche di riarmo e delle guerre imperialiste, fino alla denuncia dello sfruttamento e delle morti sul lavoro, delineano un quadro di malcontento ampio e articolato.
Il quadro nazionale e le piazze più calde
Oltre i confini pugliesi, la risposta allo sciopero generale si è manifestata con cortei in più di cinquanta centri urbani, mobilitando complessivamente centinaia di migliaia di cittadini e confermando così, per la terza volta in un arco temporale di soli due mesi, una forte opposizione alla cosiddetta "finanziaria di guerra" del governo Meloni. Le città di Milano, Bologna e Genova hanno fatto registrare le partecipazioni più nutrite, con cortei che hanno visto la presenza di figure di rilievo del mondo dell'attivismo, scese in strada al fianco di categorie storiche della protesta, come i portuali. Lo slogan "Riprendiamoci lavoro, salario, pace e futuro" ha fatto da filo conduttore a tutte le iniziative, sintetizzando in poche parole una piattaforma di lotta che intreccia le istanze economiche domestiche con le questioni di politica internazionale.
La protesta arriva in Trentino
Anche il Trentino Alto Adige, regione non sempre al centro di tali dinamiche, ha vissuto gli effetti della mobilitazione, con disagi registrati nei servizi essenziali e una protesta che ha saputo esprimersi anche in forme creative. A Trento, un corteo particolarmente partecipato ha attraversato il cuore della città, per concludersi con un flash mob in piazza Duomo, un'azione simbolica concepita per mantenere alta l'attenzione sulla crisi umanitaria a Gaza, legando indissolubilmente le battaglie per i diritti sul lavoro alla richiesta di pace in Medio Oriente.




