L’erosione costiera accelera in Salento: dal crollo dell’arco degli innamorati ai tavoli tecnici in Provincia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il fragore della notte tra il 14 e il 15 febbraio 2026, quello stesso fragore che ha accompagnato lo sbriciolamento dell’arco dei faraglioni di Sant’Andrea a Melendugno, riecheggia ancora nelle sale istituzionali della Provincia di Taranto e in quelle della Camera di commercio di Lecce, dove il problema dell’erosione costiera è diventato, suo malgrado, una priorità politica. Se l’arco degli innamorati – conosciuto dai pescatori locali come lu Pepe e assurto a simbolo turistico internazionale – si è letteralmente frantumato sotto la spinta di mareggiate e piogge violente, portando via con sé un pezzo di immagine salentina, la risposta degli enti locali tenta ora di mettere ordine in un’emergenza che non concede più proroghe.

Un primo tavolo operativo a Taranto per coordinare gli interventi

È stato il presidente della Provincia di Taranto, Gianfranco Palmisano, a convocare nella giornata di lunedì 9 marzo un tavolo di coordinamento specifico sulla fascia ionica, riunendo attorno a sé sindaci e tecnici dei Comuni interessati dall’arretramento delle coste. L’incontro, voluto per trasformare la preoccupazione in azione concreta, ha rappresentato il vero e proprio battesimo operativo di un percorso che si vorrebbe condiviso: l’obiettivo dichiarato, almeno sulla carta, è quello di fotografare le criticità del litorale per avviare una programmazione che eviti gli errori del passato, quando gli interventi – spesso frammentati e dettati dall’emergenza – non hanno prodotto risultati duraturi. Se a Taranto si cercava una regia unitaria, il confronto con quanto accaduto sulla costa adriatica appare inevitabile, considerando che l’onda lunga del maltempo non ha risparmiato né lo Ionio né l’Adriatico.

L’allarme dei balneari e il convegno di Lecce

Solo pochi giorni prima, a Lecce, la questione era stata affrontata da un’altra angolazione, quella degli operatori balneari. Presso la Camera di commercio, infatti, Confimprese Demaniali Italia ed Eumer avevano promosso un convegno dal Titolo inequivocabile, “Sos erosione costiera”, ottenendo il patrocinio della Provincia di Lecce e della Regione Puglia. In quell’occasione, la presidente di Confimprese Lecce, Emanuela Vitali, aveva aperto i lavori con un richiamo diretto all’identità del territorio, sottolineando come ci si trovi in una terra di mare e come, proprio per questo, la difesa del litorale equivalga alla difesa di un intero sistema economico. Il rischio paventato dagli operatori è concreto: almeno la metà dei lidi salentini potrebbe non riuscire ad aprire la prossima stagione se non si interviene con rapidità e metodo sulla linea di costa, ormai drammaticamente assottigliata.

Il crollo che ha cambiato la percezione del fenomeno

Nessuno, fino a poche settimane fa, avrebbe immaginato che l’iconico arco di Sant’Andrea potesse scomparire in una notte. Eppure, la natura ha seguito il suo corso: le infiltrazioni d’acqua, il vento e le onde hanno avuto la meglio sulla roccia carsica, restituendo allo sguardo dei bagnanti un accumulo di detriti lì dove prima si stagliava una delle cartoline più fotografate del Salento. Il sindaco di Melendugno, Maurizio Cisternino, ha parlato di un colpo al cuore, ricordando peraltro che parte dell’area era già interdetta dal 2014 proprio per la pericolosità geologica del sito. Un dettaglio, quest’ultimo, che se da un lato ha scongiurato conseguenze tragiche per eventuali passanti, dall’altro conferma quanto la fragilità del territorio fosse nota e, forse, sottovalutata nella sua portata distruttiva.

Verso un approccio integrato per la difesa delle coste

Se il danno paesaggistico è ormai irreversibile – l’architetto originario di Maglie che ha proposto di ricostruire l’arco sotto forma di un giardino sospeso testimonia la volontà di non arrendersi alla perdita – la questione della sicurezza idrogeologica resta invece aperta e urgente. I geologi pugliesi, per bocca del loro presidente Giovanni Caputo, hanno ricordato come oltre la metà delle coste della regione sia esposta al rischio di erosione, con centinaia di frane censite e decine di migliaia di persone che vivono in aree potenzialmente instabili. Un approccio multidisciplinare, che coinvolga geologi, ingegneri e biologi marini, appare ormai l’unica strada percorribile per mettere in sicurezza un patrimonio che non è solo ambientale, ma anche economico e sociale.

Di fronte a questa accelerazione dei processi naturali – accelerazione che l’assessore regionale Raffaele Piemontese ha ricondotto anche alla maggiore frequenza di eventi metereologici estremi – le Province di Taranto e Lecce stanno cercando di fare sistema. I tavoli tecnici, le riunioni e i convegni rappresentano, per ora, la risposta istituzionale a un fenomeno che non conosce confini amministrativi: la stessa onda che ha distrutto l’arco degli innamorati continua a erodere spiagge e falesie, portando via metri di terra e, con essi, la certezza di un’estate senza emergenze.

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