L’arco degli innamorati non c’è più, e la Puglia fa i conti con il mare che divora le coste

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   La notte di San Valentino, in quello che doveva essere il giorno dedicato agli innamorati, il Salento ha perso uno dei suoi scorci piú iconici. L’Arco di Sant’Andrea, quello che tutti chiamavano l’arco degli innamorati, la cui sagoma si stagliava contro il blu della costa adriatica di Melendugno, è crollato. A far cedere la roccia, spiegano i geologi, non è stata l’incuria, ma il lavoro incessante del mare, del vento e della pioggia, un’azione millenaria che, di tanto in tanto, si prende ciò che ha modellato. Una coincidenza voluta, quella con la festa degli innamorati, che ha reso la perdita ancora piú amara per chi quel luogo lo aveva nel cuore, ma a parlare chiaro sono i fatti: la natura segue il suo corso, e in questo caso specifico lo ha fatto in modo spettacolare e definitivo -6-10.

Il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, si è recato sul posto il giorno seguente insieme al sindaco Maurizio Cisternino, e il sopralluogo è servito non solo a constatare la ferita aperta nel paesaggio, ma anche ad allargare lo sguardo su un problema ben piú vasto -2. Perché se è vero che quel tratto di falesia era monitorato, ed era nota la sua fragilità, è altrettanto vero che l’erosione non risparmia altri litorali. La coda del ciclone Oriana, che aveva lambito la regione nei giorni precedenti, ha semplicemente accelerato un processo che era già in atto, e il governatore lo ha riconosciuto senza giri di parole: gli interventi realizzati in passato, per quanto utili, non bastano piú a proteggere una linea di costa sempre piú esposta. Si parla di mitigazione, non di blocco, perché fermare il mare è impresa vana, ma rallentarlo si può e si deve.

Ed è qui che il discorso si sposta dalla cronaca alla pianificazione, e il quadro che emerge dagli uffici e dai documenti programmatici è meno netto del paesaggio che frana. La Regione, da un lato, ha messo in campo risorse, come l’avviso pubblico da venti milioni di euro per le coste basse, finanziato dal programma Fesr Fse+ 2021-2027 -5. Dall’altro, i Comuni arrancano. La burocrazia, si sa, è lenta, e la natura no. Il termine per presentare i progetti, inizialmente fissato a settembre, è slittato a ottobre, e poi si è parlato di un ulteriore rinvio per dare tempo agli enti locali di organizzarsi -9. Dei venti milioni stanziati, una fetta consistente, circa cinque, potrebbe andare al progetto di Lecce per una serie di pennelli sommersi; altri comuni, come Melendugno, Ugento o Gallipoli, si stanno muovendo, ma la sensazione è quella di una corsa contro il tempo che rischia di essere persa in partenza.

Pianificazione e burocrazia, i nodi da sciogliere per mettere in sicurezza il litorale

Il problema, a ben guardare, non è solo di soldi. La Regione Puglia, attraverso la struttura commissariale per il dissesto idrogeologico e l’Agenzia strategica per lo sviluppo sostenibile del Territorio, ha offerto ai Comuni il supporto tecnico necessario per la progettazione e l’esecuzione degli interventi -2. L’offerta, però, si scontra con una realtà fatta di uffici comunali spesso sotto organico e di una complessità autorizzativa che scoraggia anche i piú volenterosi. Lo ha spiegato bene Decaro, parlando della necessità di un tavolo unico che coordini i pareri di Soprintendenza, Autorità di bacino, Arpa e ministero dell’Ambiente, una giungla di passaggi che allunga i tempi e rende farraginoso qualsiasi progetto. Non è solo un problema salentino, intendiamoci, ma in una regione quasi interamente costiera, il tema diventa centrale.

C’è poi lo strumento dei Contratti istituzionali di Sviluppo, i famosi Cis, pensati per accelerare la realizzazione di progetti strategici. Sulla carta sono la soluzione ideale, nei fatti la loro attuazione viaggia a velocità diverse. Se per Brindisi, come emerso nei mesi scorsi, si attendeva la consegna del progetto da parte di Sogesid, la società del ministero che segue l’iter, per Lecce le cose sembravano procedere piú speditamente, con il progetto per la darsena di San Cataldo già in fase di verifica -8. La differenza, talvolta, la fanno la capacità di fare rete e la tempestività nel rispondere alle richieste, qualità non sempre distribuite in modo uniforme.

Il caso di Brindisi, tra progetti attesi e fondi da non perdere

A Brindisi, la situazione è stata al centro del dibattito politico locale, con il consigliere Riccardo Rossi che aveva sollevato il rischio concreto di perdere i fondi del Cis, circa 52-53 milioni di euro per varie opere, se i ritardi nella progettazione non fossero stati colmati -8. Dello stesso tono le preoccupazioni per i 17 milioni di euro destinati al litorale brindisino, interventi per i quali la Sogesid aveva messo nero su bianco la possibilità concreta che alcune delle spiagge piú rinomate possano scomparire se non si interviene in tempo. Il sindaco Giuseppe Marchionna, per rassicurare sulla tempistica, aveva annunciato la consegna imminente del progetto, ma l’esperienza insegna che tra la consegna di un documento e l’inizio dei lavori, l’iter è ancora lungo e irto di ostacoli.

Intanto, il mare continua a fare il suo mestiere. A Ostuni, per fare un altro esempio, il Comune ha presentato alla Regione un progetto da quasi cinque milioni di euro per mettere in sicurezza la costa nord, tra Torre San Leonardo e Rosa Marina, un’area che rientra nel Parco delle dune costiere e che soffre da tempo la mancanza di apporti sabbiosi -1. Barriere soffolte, piantumazione di vegetazione e passerelle in legno per veicolare i flussi turistici: questi gli interventi previsti, che mirano a tutelare l’arenile e a promuovere un ripascimento naturale. Un esempio di come, a livello locale, ci si stia attrezzando per rispondere a un’emergenza che non concede tregua.

In definitiva, il crollo dell’arco degli innamorati è stato un colpo al cuore per il Salento, ma anche un campanello d’allarme che ha riacceso i riflettori su una fragilità diffusa. Le risorse ci sono, i progetti pure, almeno in parte, ma a mancare è spesso la capacità di trasformare la volontà politica in azioni concrete e rapide. La partita, per la Puglia, si gioca su questo fronte: riuscire a coordinare gli sforzi, semplificare le procedure e mettere in campo una strategia di lungo periodo che tenga conto della dinamicità naturale di un territorio bellissimo ma estremamente vulnerabile. La natura non aspetta, e ogni giorno che passa è un pezzo di costa che, metaforicamente o meno, rischia di finire in mare come è successo ai faraglioni di Sant’Andrea.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.