La Cassazione annulla lo stop al trattenimento dell'imam di Torino
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Redazione Interno
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Un punto di vantaggio per la linea del Viminale, che aveva emanato il provvedimento di espulsione nei confronti del religioso, arriva dalla Suprema Corte. La Cassazione, infatti, ha annullato con rinvio la decisione dei giudici della Corte d'Appello di Torino, i quali avevano disposto lo stop al trattenimento di Mohamed Shahin nel Centro di permanenza per i rimpatri di Caltanissetta. Il caso, di conseguenza, dovrà essere nuovamente esaminato dalla Corte d'Appello del capoluogo piemontese, chiamata a riesaminare la questione alla luce dei principi di diritto indicati dai giudici di piazza Cavour. Nel frattempo, come si apprende da un comunicato della stessa Cassazione, l'uomo – che era stato trasferito nella struttura siciliana a fine novembre – resterà in libertà.
Le premesse del provvedimento di espulsione
Shahin, quarantasette anni e padre di due figli piccoli, è al centro dell’attenzione da mesi a seguito di alcune sue dichiarazioni, rese pubbliche, relative agli attacchi del 7 ottobre in Israele. Dichiarazioni nelle quali, stando a quanto emerso, non avrebbe definito quei fatti come un atto di violenza, suscitando un forte dibattito e l’avvio di un procedimento amministrativo. È sulla base di queste considerazioni, e del potenziale pericolo per l’ordine pubblico, che il ministro dell’Interno ha firmato il decreto di espulsione, procedura che ha condotto al successivo trasferimento del religioso nel Cpr in attesa dell’esecuzione del rimpatrio.
Il contesto delle inchieste su associazioni e finanziamenti
La vicenda dell’imam di Torino, per quanto singolare, non è isolata nel quadro delle indagini portate avanti dalle autorità italiane. Un caso parallelo, e certamente più grave poiché di natura penale, è quello che vede coinvolto Mohammed Hannoun, arrestato dalla procura di Genova con l’accusa di finanziare il gruppo Hamas. Dopo la sua incarcerazione, l’“Associazione benefica di solidarietà per il popolo palestinese” da lui presieduta è stata chiusa dalle forze dell’ordine. Ciononostante, si osserva una certa capacità di resilienza in alcuni ambienti: il sito dell’associazione, sebbene irraggiungibile, ha lasciato il posto a un nuovo profilo Instagram chiamato “Orizzonte Umanitario”, presentatosi come la voce della stessa organizzazione. Questo fatto indica la persistenza di una rete di sostegno, fatta di personalità, altri imam e influencer, che continua a operare nonostante le azioni investigative.
Le implicazioni giuridiche della decisione della Cassazione
L’annullamento con rinvio operato dalla Cassazione non determina, in sé, una risoluzione definitiva della posizione di Shahin, ma rappresenta un’importante inversione di tendenza processuale. I giudici torinesi, nel nuovo esame, dovranno attenersi alle indicazioni della Suprema Corte, la quale ha sostanzialmente accolto le tesi del ricorso presentato dal Viminale. La questione di fondo, che attiene al bilanciamento tra esigenze di sicurezza nazionale – invocate dal governo – e i diritti individuali della persona sottoposta a misura amministrativa, viene così rimessa al vaglio di un giudice di merito. Il fatto che l’imam rimanga per ora in libertà è una conseguenza tecnica della decisione, ma non pregiudica l’esito del futuro riesame, il cui iter resta tutto da scrivere.




