Niscemi, la frana che continua a crescere: evacuate mille persone, crollano le prime case
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Redazione Interno
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Mentre la Sicilia, stremata, tenta ancora di rialzarsi dopo il passaggio devastante del ciclone Harry, un nuovo e silenzioso dramma geologico si sta consumando nell'entroterra, dove il terreno, reso instabile dalle piogge eccezionali, cede senza dare tregua. A Niscemi, comune in provincia di Caltanissetta, un movimento franoso di vaste proporzioni, il cui fronte si estenderebbe per circa quattro chilometri, sta letteralmente squarciando il tessuto urbano, costringendo all'esodo forzato centinaia di nuclei familiari e gettando la popolazione in uno stato di angoscia crescente. La frana, che secondo le autorità locali non accenna ad arrestarsi, ha già causato il crollo parziale di alcuni edifici residenziali e trascinato con sé un tratto del belvedere cittadino, lungo una voragine di oltre venti metri, nella quale sono finite anche alcune automobili.
Un'emergenza dentro l'emergenza
Quella che si sta vivendo a Niscemi rappresenta, a tutti gli effetti, l'epilogo di una crisi idrogeologica annunciata, amplificata dagli eventi meteorologici estremi che hanno colpito l'isola pochi giorni fa. Se i danni provocati dal ciclone Harry, tra il 18 e il 20 gennaio, erano visibili e immediati, con interi paesi della costa ionica e delle isole minori messi in ginocchio, il pericolo che insiste su territori geologicamente fragili come quello nisseno è più subdolo e progressivo. L'acqua, assorbita in quantità enormi dal suolo, ne ha minato la stabilità, innescando un processo di destabilizzazione che, nella notte, è culminato nel violento risveglio della terra. Due strade provinciali risultano attualmente impraticabili, isolando ulteriormente l'area e complicando non poco le operazioni di soccorso e di verifica dei danni.
A dipingere il quadro di una situazione definita "incalcolabile" nei suoi effetti è il sindaco Massimiliano Conti, il quale non usa giri di parole per descrivere la gravità dei fatti. "La situazione è peggiorata", ha dichiarato, sottolineando come la frana sia "ancora in corso" e come il fronte in movimento continui ad allargarsi, minacciando una porzione significativa del centro abitato. Le sue parole, asciutte e preoccupate, fotografano una realtà drammatica: abitazioni già inghiottite, un belvedere cancellato, una comunità di oltre mille persone – stando al numero degli evacuati – costretta ad abbandonare le proprie case in quella che è stata prontamente delimitata come "zona rossa". La città, ha aggiunto il primo cittadino, appare "quasi irraggiungibile", fatto che aggiunge un ulteriore strato di criticità alla gestione dell'emergenza.
Il quadro di una devastazione progressiva
Quello che colpisce, oltre all'entità materiale dei danni, è il carattere dinamico e tuttora attivo del fenomeno, il quale non permette di tracciare un confine certo tra ciò che è perduto e ciò che è ancora a rischio. La terra continua a muoversi, modificando l'assetto del territorio ora per ora, in un lento stillicidio che alimenta l'incertezza e la paura. Mentre i tecnici e i vigili del fuoco sono al lavoro per valutare la stabilità degli edifici pericolanti e per mettere in sicurezza l'area, i cittadini evacuati attendono in alloggiati di fortuna, consapevoli che, per molti di loro, il ritorno potrebbe non essere possibile a breve termine, se non addirittura mai. L'evento di Niscemi si inserisce così, purtroppo, nel solco di una cronica vulnerabilità del territorio siciliano, dove la combinazione di fattori naturali e criticità strutturali troppo spesso si traduce in tragedie annunciate.




