Niscemi, la collina che cammina verso il mare: evacuate 1.500 persone

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Non è un semplice smottamento, bensì il lento e inesorabile cammino di un'intera porzione di territorio verso il basso. A Niscemi, in provincia di Caltanissetta, come ha spiegato il capo del Dipartimento nazionale della Protezione Civile Fabio Ciciliano, "l'intera collina sta crollando sulla piana di Gela". Una valutazione emersa dal sopralluogo scientifico condotto dal professor Nicola Casagli, esperto del centro di competenza dello stesso Dipartimento, il quale ha delineato un quadro di movimenti profondi e ancora attivi che superano, e di molto, la frattura visibile in superficie. Il fenomeno, che ha costretto all'esodo forzato circa milleseicento residenti, si è manifestato con violenza a metà gennaio, quando crepe improvvise hanno iniziato a serpeggiare sulle facciate delle case e nel terreno, annunciando l'arrivo di una crisi che molti, tra la popolazione, definiscono senza mezzi termini "una tragedia annunciata".

Un fronte in costante evoluzione

La dinamica del dissesto, che interessa aree storicamente fragili come Sante Croci e Canalicchio, non conosce tregua. Il fronte del movimento, esteso per circa quattro chilometri, ha mostrato una pericolosa accelerazione nelle scorse ore, avanzando di un ulteriore chilometro in una sola notte e avvicinandosi così in modo preoccupante al nucleo urbano. Questa continua evoluzione ha reso necessarie misure di sicurezza estreme, tanto che l'accesso alle abitazioni più compromesse è stato vietato persino ai vigili del fuoco, a testimonianza di un livello di rischio ormai incompatibile con qualsiasi presenza umana. La terra, in sostanza, si sta ridefinendo sotto i piedi degli abitanti, cambiando aspetto e conformazione con una rapidità che lascia poco spazio alle interpretazioni e richiede solo azioni immediate.

La rabbia diventa protesta sotto il centro operativo

Mentre nella sede del Centro operativo comunale i vertici istituzionali, dal presidente della Regione Siciliana Renato Schifani al capo della Protezione Civile regionale Salvo Cocina, affrontavano l'emergenza in un incontro con il responsabile nazionale Ciciliano, all'esterno la tensione accumulata sfociava in una manifestazione di sdegno. Un gruppo di cittadini, esasperato da ciò che percepisce come una lunga serie di trascuratezze, ha voluto esprimere la propria frustrazione in modo plateale, rivolgendo aspre critiche, tra le quali spiccava l'accusa di "vergogna", all'assessora regionale alla Sanità Daniela Faraoni, momentaneamente bloccata dalla protesta. Un episodio che, al di là delle singole dinamiche, segna il profondo divario tra la gestione tecnica della crisi e la percezione di abbandono che serpeggia tra coloro che hanno perso tutto.

Una crisi idrogeologica dalle radici profonde

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