Frana a Niscemi, una collina che si sbriciola: case perdute e sfollati in aumento
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Redazione Interno
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Una porzione di territorio siciliano, nel comune nisseno, sta lentamente ma inesorabilmente scomparendo sotto i colpi di una frana che, iniziata domenica pomeriggio, non accenna ad arrestarsi. Fabio Ciciliano, capo della Protezione civile nazionale, dopo un sopralluogo in elicottero, ha descritto una realtà drammatica e in movimento: «L’intera collina sta crollando», ha affermato, sconsolato, tagliando corto su ogni possibile ottimismo. La terra, che continua a scivolare, ha già reso inagibili numerose abitazioni, costringendo oltre milleduecento persone a lasciare le proprie case; alcune di esse, come ha precisato Ciciliano, non saranno più recuperabili, nonostante in apparenza possano sembrare ancora salde. «Dobbiamo aspettare le prossime ore, i prossimi giorni per quantificare i danni», ha aggiunto il responsabile, sottolineando come il numero degli sfollati potrebbe crescere ulteriormente e come, per molti, un ritorno nella propria dimora sia ormai un’ipotesi da escludere.
La politica sul territorio e la richiesta di fondi
Sul posto, per valutare la portata dell’emergenza, hanno raggiunto Niscemi anche il presidente della Regione Siciliana e la segretaria del partito democratico. Quest’ultima, visitando anche altre zone colpite dal recente ciclone Harry, ha giudicato insufficienti i cento milioni di euro stanziati dal governo nazionale. Intanto, a Palermo, l’Assemblea regionale siciliana ha approvato, con un voto segreto che ha visto trentadue favorevoli e ventiquattro contrari, un ordine del giorno che impegna l’esecutivo locale a chiedere allo Stato di dirottare verso i territori devastati dal maltempo una parte cospicua delle risorse già allocate: si tratta di 5,3 miliardi di euro del Fondo sviluppo e coesione della Sicilia, fondi attualmente destinati alla realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina.
Le dichiarazioni del ministro e una prevenzione mancata
A commentare la gravità della situazione, definendola senza mezzi termini «una sciagura annunciata», è stato il ministro per la Protezione civile. Interrogato su come sia potuto accadere un disastro del genere, ha risposto con amarezza, evidenziando come la natura franosa di quel terreno fosse nota a tutti, «anche ai bambini». Le sue parole hanno dipinto un quadro desolante di una prevenzione rimasta solo sulla carta, dove le esperienze passate non hanno insegnato nulla e dove, in qualche modo, ci si è affidati al fato, in quella che lui stesso ha ricordato essere un’antica e rassegnata espressione siciliana. La necessità, ora, sarà quella di programmare una ricostruzione, mentre la collina continua a muoversi.
L’emergenza continua e il lavoro dei soccorritori
Mentre i tecnici monitorano costantemente l’evoluzione del dissesto, il lavoro della Protezione civile e dei volontari procede senza sosta per assicurare assistenza agli sfollati e valutare la stabilità degli edifici ancora in bilico. Ogni ora che passa può riservare nuove criticità, con il terreno che cede e crepe che si allargano pericolose, minacciando altre costruzioni. La preoccupazione, in tutto il paese, è tangibile, mentre si cerca di mettere in sicurezza ciò che è ancora possibile salvare e di trovare soluzioni abitative, seppure temporanee, per chi ha perso tutto. La frana di Niscemi rappresenta l’ultimo, duro colpo per una regione che deve fare i conti con la fragilità del suo territorio e con eventi meteorologici sempre più estremi.
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