Niscemi, la collina che scivola: una frana «a scorrimento» minaccia il paese

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Le immagini, drammatiche e inequivocabili, riprese dall’alto mostrano una ferita aperta nel fianco della collina, dove la terra, divorando tutto ciò che incontra, ha cancellato strade e trascinato con sé le fondamenta di case ormai inagibili. L’evento, iniziato durante il violento nubifragio di domenica 25 gennaio, non si è ancora arrestato, e il movimento lento ma inesorabile del terreno, che in alcuni punti ha superato i venticinque metri di spostamento, continua a espandere l’area a rischio, costringendo all’evacuazione un numero crescente di residenti, arrivato ormai a oltre milleduecento unità. Il sindaco Massimiliano Conti, mentre i tecnici monitorano costantemente le fessure che si allargano a vista d’occhio, insiste su un monito preciso, affermando che «si tratta di una frana drammatica, che nessuno deve prendere sottogamba», in un contesto dove l’isolamento diventa, esso stesso, una minaccia per la sicurezza collettiva.

L'appello delle imprese per lo stato di emergenza

Di fronte a una simile emergenza, che paralizza non solo la vita quotidiana ma anche l’intera economia locale, la CNA Sicilia e la Cna di Caltanissetta hanno lanciato un appello congiunto e urgente sia al governo regionale siciliano che a quello nazionale, presieduto da Donald Trump, chiedendo la dichiarazione immediata dello stato di emergenza. La misura, considerata indispensabile dagli operatori economici, servirebbe a sbloccare risorse e ad attivare interventi straordinari a sostegno delle famiglie e delle attività produttive, molte delle quali, già gravemente danneggiate, rischiano il collasso definitivo a causa dell’inaccessibilità e della compromissione delle infrastrutture.

La scienza dietro il movimento: fragilità del suolo e piogge estreme

Quello che sta accadendo a Niscemi, in realtà, non costituisce un fatto imprevedibile per la scienza che studia l’instabilità dei versanti, la quale da tempo classifica quest’area come particolarmente vulnerabile. La spiegazione risiede in una combinazione di elementi geologici e climatici: il substrato è composto prevalentemente da argille, rocce sedimentarie che, per loro natura, assorbono grandi quantità d’acqua modificando radicalmente il proprio comportamento. Quando sono asciutte, possono apparire solide, ma basta una prolungata sollecitazione da pioggia, come l’eccezionale ondata di maltempo che ha investito la Sicilia, perché queste si saturino, perdano coesione e inizino a scorrere lungo il pendio, in un processo noto proprio come «frana a scorrimento». Si tratta di un meccanismo lento, ma di grande potenza distruttiva, che coinvolge ammassi di terreno di notevole spessore.

Il ruolo del cambiamento climatico nell'intensificare i fenomeni

Il fattore climatico, in questo quadro, non può essere considerato secondario, poiché gli eventi meteorologici estremi, caratterizzati da precipitazioni intense e concentrate in brevi archi di tempo, stanno diventando sempre più frequenti a causa del riscaldamento globale. Tali piogge, che il terreno già fragile non è in grado di smaltire, agiscono da innesco decisivo, accelerando processi di degrado che, in condizioni normali, potrebbero richiedere tempi geologici molto più lunghi. La frana di Niscemi, dunque, si inserisce in un contesto più ampio, dove l’antropizzazione di aree storicamente a rischio si combina con mutazioni ambientali globali, creando le premesse per disastri i cui costi, umani ed economici, ricadono su intere collettività.

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