Crollo alla Torre dei Conti, il racconto del soccorritore: "Chiedeva di sbrigarci"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La voce di Octay Stroici, che dalle tenebre del crollo implorava una liberazione ormai improbabile, risuona ancora nel racconto di chi, in quelle undici ore interminabili, ha lottato contro macerie instabili e il progredire inesorabile del tempo. Gigi Mainella, capo squadra dei Vigili del Fuoco intervenuti per il crollo parziale della Torre dei Conti a Roma, ha descritto al Corriere della Sera una scena di straziante fragilità, dove l'antico monumento, ridotto a un "castello di carta", opponeva una resistenza precaria ai tentativi di salvataggio. Il lavoratore romeno di 66 anni, intrappolato in quel groviglio di pietre e polvere, è spirato in ospedale dopo un'estenuante agonia, mentre i soccorritori, costretti a operare con una lentezza dettata dalla paura di nuovi cedimenti, ascoltavano le sue suppliche di accelerare un'impresa che la struttura stessa rendeva disperata.

Il soccorso disperato

L'operazione di recupero, che si è protratta per quasi mezza giornata, è stata condizionata dalla pericolosità dell'ambiente, un labirinto di detriti dove ogni movimento poteva innescare ulteriori collassi. Mainella ha sottolineato come la torre, svuotata al suo interno e privata della sua originaria solidità, offrisse una resistenza ingannevole, simile a quella di un gigante dai piedi d'argilla. I pompieri, muovendosi con una cautela che contrastava tragicamente con l'urgenza della situazione, hanno dovuto bilanciare il desiderio di raggiungere rapidamente Stroici con l'imperativo di non provocare altre vittime, in un calvario scandito dalle voci fioche dell'uomo sepolto e dal crepitio sinistro della muratura che continuava a cedere.

Le indagini e le perizie tecniche

Parallelamente alle operazioni di soccorso e di messa in sicurezza, che hanno interessato il monumento anche nelle ore successive con improvvisi distacchi di materiale, le indagini della Procura hanno preso una piega decisamente tecnica. È stata disposta, infatti, una maxi perizia affidata a un ingegnere e a un architetto di comprovata esperienza, gli stessi che la magistratura si era avvalsa nel 2018 per il cedimento del soffitto della chiesa di San Giuseppe dei Falegnami. Il loro compito, cruciale per l'inchiesta, è quello di circoscrivere con precisione le cause del crollo, che i carabinieri del Nucleo Investigativo hanno già ricostruito come un "cedimento in tre fasi", un progressivo e inarrestabile processo di degenerazione strutturale.

Le segnalazioni inascoltate

A emergere con forza è, inoltre, la voce di chi da anni metteva in guardia sulle condizioni dell'edificio. Un tecnico ha dichiarato con amarezza di essere stato "reso furioso" dal crollo, avendo egli stesso segnalato, a più riprese a partire già dal 2006, le condizioni precarie della Torre dei Conti. Le sue relazioni, come egli stesso ricorda, contenevano espliciti avvertimenti sui possibili rischi di cedimento, lanciati in un contesto dove, a suo dire, lo scavo per un vicino progetto di rifacimento avrebbe ulteriormente indebolito le fondamenta già compromesse. Un allarme rimasto inascoltato, mentre prendeva Corpo un progetto di ristrutturazione la cui sicurezza strutturale sembrerebbe essere stata certificata da una relazione tecnica datata 30 maggio 2025, consegnata proprio agli uffici capitolini pochi giorni prima che la tragedia si consumasse.

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