Il ritrovamento di Allen, il bimbo disperso a Ventimiglia: il racconto del soccorritore e le ombre sul testimone

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Dopo due notti di angoscia, tra i boschi impervi e i roveti che si arrampicano sulle alture di Ventimiglia, la voce di un volontario ha spezzato il silenzio delle ricerche: "Eccolo!". Allen, il bambino di 5 anni scomparso venerdì 11 luglio dal campeggio di Latte, dove la famiglia stava montando la tenda, era rannicchiato tra l’erba alta, immobile ma vivo. A trovarlo, poco prima che il sole raggiungesse lo zenit, è stato Dario Mattiauda, uno dei volontari della Protezione Civile di Pompeiana, che nel video diffuso dopo il ritrovamento non tratteneva la commozione: "Ha alzato un braccio, come per un gesto istintivo. In quel momento ho capito che era salvo".

Le ricerche, condotte senza sosta da squadre specializzate e cani molecolari, avevano setacciato ogni anfratto tra Ventimiglia e il confine francese, esplorando cisterne abbandonate e ruderi nascosti dalla vegetazione. Il piccolo, secondo le prime ricostruzioni, aveva camminato per chilometri, sfiorando forse le zone già battute dai soccorritori, senza mai rispondere ai richiami. "Non ha parlato subito, era chiaramente disorientato", ha aggiunto Mattiauda, descrivendo il momento in cui il bambino è stato preso in braccio, intatto nonostante le ore passate all’addiaccio.

Ma tra i dettagli che emergono, alcuni restano da chiarire. In particolare, il ruolo del testimone che avrebbe incrociato Allen nelle prime ore della scomparsa. L’uomo, interrogato a lungo dagli inquirenti, ha ammesso di averlo accompagnato verso la strada dopo che il bimbo si era presentato nella sua villa, ma di non averlo consegnato alle autorità: "Chiamava il papà, poi mi è sfuggito". Una versione inizialmente lacunosa, che ha attirato i sospetti degli investigatori, i quali valutano ora se proporre l’accusa di abbandono di minore.

Sul corpo del bambino, per fortuna, non sono stati rilevati segni di violenza, ma i medici hanno preferito tenerlo in osservazione per escludere conseguenze dovute alla disidratazione o allo shock. Quanto ai genitori, dopo l’interrogatorio di rito, sono stati lasciati liberi di riabbracciare il figlio, mentre la Procura indaga per ricostruire ogni passaggio delle 36 ore più lunghe della loro vita.

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