Caso Garlasco, audio di Sempio su Sapone: presunto sistema di favori in cambio di denaro nella polizia giudiziaria

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un audio inedito riaccende i riflettori sul delitto di Garlasco a pochi giorni dalla scadenza dei termini delle indagini preliminari. La registrazione è stata trasmessa lunedì 21 settembre dalla trasmissione di Rai Tre «Lo Stato delle Cose», condotta da Massimo Giletti. Al centro della conversazione c'è Andrea Sempio, amico di Marco Poggi, fratello della vittima, e oggi indagato per l'omicidio di Chiara Poggi.

Nell'intercettazione, Sempio parla di Silvio Sapone, ex responsabile della Polizia Giudiziaria della Procura di Pavia, e fa riferimento a quello che definisce un presunto «sistema» attraverso il quale alcune persone sottoposte a indagine sarebbero state aiutate in cambio di denaro. «Se mi dai i soldi ti aiuto» è la frase riportata nell'audio.

Il contenuto dell'intercettazione e le precisazioni della difesa

Secondo quanto emerso, Sempio racconta che Sapone lo avrebbe contattato e afferma di aver ricevuto informazioni sull'esistenza di questo presunto meccanismo. Dal contenuto dell'intercettazione, tuttavia, non emerge che Sempio abbia personalmente consegnato denaro a Sapone né che quest'ultimo gli abbia chiesto direttamente un pagamento. La registrazione, quindi, documenta ciò che l'indagato disse in quella conversazione, ma da sola non dimostra l'esistenza del presunto sistema né il coinvolgimento dell'ex carabiniere.

Sulla vicenda è intervenuto il legale di Andrea Sempio, l'avvocato Liborio Cataliotti, il quale ha chiarito che si tratta dello stralcio di un dialogo più lungo che «se decontestualizzato può essere mal interpretato». Secondo il difensore, l'intercettazione risale al 27 settembre del 2025 e avviene in casa di Andrea Sempio, in presenza dei genitori e delle zie. In quel passaggio, ha spiegato Cataliotti, il suo assistito non avrebbe fatto altro che ripetere ciò che aveva sentito durante una trasmissione su YouTube dedicata al caso di Garlasco.

«Poi, se vogliamo creare un giallo laddove non esiste, creiamolo, ma basta incrociare i dati», ha concluso il legale.

Il nome di Sapone e i contatti con la famiglia Sempio

Il nome di Silvio Sapone non è nuovo a chi segue la vicenda giudiziaria. Ex luogotenente dell'Arma, per anni a capo della polizia giudiziaria della Procura di Pavia, negli anni successivi alla riapertura delle indagini si era occupato di analizzare le conversazioni intercettate tra l'indagato e suo padre, prima e dopo l'interrogatorio del febbraio 2017. Secondo gli inquirenti, tra la famiglia Sempio, lo stesso Sapone e il maresciallo Giuseppe Spoto intercorrevano dei rapporti e vi sarebbero stati contatti prima dell'interrogatorio del 10 febbraio 2017.

In particolare, a gennaio di quell'anno Sempio avrebbe ricevuto sedici telefonate senza risposta dal carabiniere, allora ancora in servizio, per poi richiamare lui stesso il militare. Sapone ha sempre respinto ogni accusa sostenendo di «non avere mai agevolato nessuno» e ha ricondotto i contatti telefonici a esigenze legate agli atti dell'indagine. «Si pensava di sentire Sempio a verbale e l'ho chiamato per fargli la notifica. Poi i magistrati hanno cambiato idea perché lo volevano prima intercettare», ha dichiarato durante gli interrogatori. L'ex militare non risulta tra gli indagati.

L'inchiesta parallela per corruzione e l'archiviazione di Venditti

L'audio si inserisce in un quadro investigativo più ampio che coinvolge anche la Procura di Brescia, la quale indaga per corruzione in atti giudiziari in relazione all'inchiesta aperta nel 2017 nei confronti di Sempio. Pochi giorni fa, l'ex pm Mario Venditti, allora titolare del fascicolo, è stato prosciolto dalle accuse con l'archiviazione della sua posizione. Il Gip del Tribunale di Brescia ha accolto la richiesta della Procura, stabilendo che non vi sono prove sufficienti per sostenere l'accusa nei suoi confronti.

L'ipotesi investigativa sulla presunta corruzione, tuttavia, non è stata completamente abbandonata e riguarda altre persone. Tra gli elementi che avevano attirato l'attenzione degli inquirenti c'era anche un appunto trovato nell'abitazione della famiglia Sempio, nel quale compariva la frase «Venditti gip archivia per 20-30 euro».

Nel decreto di archiviazione, i magistrati hanno sottolineato la necessità di ulteriori approfondimenti sulla posizione di due ex carabinieri, Silvio Sapone e Giuseppe Spoto, già sentiti dagli inquirenti bresciani come persone informate sui fatti nell'ambito della medesima indagine. Nei confronti di Sapone, il 20 novembre è stata eseguita una perquisizione in un appartamento di sua proprietà.

I prossimi passi dell'inchiesta sull'omicidio

Il termine delle indagini preliminari sulla nuova inchiesta che vede Andrea Sempio indagato per l'omicidio di Chiara Poggi è fissato per il prossimo 28 settembre. Entro quella data la Procura di Pavia dovrà decidere come procedere dopo gli ultimi approfondimenti. Le possibilità sono tre: richiedere il rinvio a giudizio, chiedere l'archiviazione oppure domandare una proroga delle indagini, se ne ricorrono i presupposti. La chiusura delle indagini era già stata notificata a Sempio il 7 maggio, ma il procuratore Fabio Napoleone aveva reso noto che erano stati disposti ulteriori accertamenti.

Tra questi, le consulenze affidate ai propri esperti per verificare la compatibilità del piede dell'indagato con le impronte delle suole a pallini delle scarpe dell'assassino, le tracce genetiche e una consulenza psichiatrica affidata al dottor Roberto Catanesi, su base documentale e senza colloquio con l'indagato, per rispondere ai quesiti sulla capacità d'intendere e di volere al momento dei fatti.

Il punto dirimente dell'inchiesta resta il Dna maschile recuperato sulle unghie di Chiara Poggi, analizzato nelle nuove indagini e ritenuto compatibile con la linea genetica maschile della famiglia Sempio e incompatibile con Alberto Stasi e con i Poggi. La questione decisiva è stabilire origine, qualità e significato della traccia e soprattutto se possa essere collegata all'aggressione. Se non sarà chiesta una proroga dei termini, dalla Procura dovrebbe partire entro una settimana la richiesta al Gip per il rinvio a giudizio o, in alternativa teorica, l'archiviazione.

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