Licenziamenti alla Bosch, proteste e scioperi
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Redazione Economia
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La crisi dell'industria automobilistica continua a mietere vittime, e questa volta è il turno dello stabilimento Bosch di Setteville, dove sono previsti 30 licenziamenti, a cui si aggiungono 10 contratti interinali, su un totale di 80 dipendenti. La notizia ha scatenato una mobilitazione immediata da parte dei lavoratori e dei sindacati Fiom e Fim di Belluno, che hanno indetto un presidio e quattro ore di sciopero il 26 novembre. La richiesta è chiara: il ritiro della procedura di licenziamento e il rilancio produttivo dello stabilimento per evitare che la crisi dell'automotive gravi ulteriormente sulle famiglie e sul territorio.
Non è solo lo stabilimento di Setteville a essere colpito. Anche quello di Villasanta, in provincia di Monza Brianza, rischia la cessione, con un totale di 160 esuberi su 380 tra le due sedi. La situazione è resa ancora più critica dal fallimento della Gerhardi Kunststofftechnik GmbH, storica azienda tedesca con 1.500 dipendenti e oltre due secoli di attività, che ha dichiarato bancarotta. Questo evento si aggiunge a una lunga serie di insolvenze nel settore, sottolineando l'irreversibilità della crisi che sta attraversando uno dei pilastri dell'economia tedesca.
Nel frattempo, lo stabilimento Bosch di Bari sembra essere al centro delle politiche aziendali, senza alcuna intenzione di depotenziamento. Durante l'incontro del Comitato aziendale europeo, è stato ribadito che il sito industriale barese, che conta 1.500 dipendenti, non sarà smantellato. Le professionalità e competenze dei lavoratori sono considerate una ricchezza da valorizzare, come sottolineato dai referenti del comparto Power solution di Bosch già nel 2023.
La situazione resta comunque tesa, con i lavoratori di Setteville e Villasanta che continuano a lottare per il loro futuro, mentre l'industria automobilistica europea affronta una trasformazione profonda e dolorosa.




