Gassmann in tribunale tra finzione e realtà, il caso delle orecchiette trascinato in aula dall’avvocato Guerrieri

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Per interpretare un penalista, quello dell’avvocato Guido Guerrieri nato dalla penna di Gianrico Carofiglio, Alessandro Gassmann ha dovuto imparare non tanto le battute, quanto piuttosto il lessico e la postura. I professionisti dello studio legale Polis, nel fornirgli assistenza durante la preparazione del ruolo, gli hanno insegnato, ad esempio, a dare del «presidente» al giudice e a usare il termine «opposizione» invece del più hollywoodiano «obiezione»; si tratta di dettagli, quelli del linguaggio tecnico, che fanno la differenza tra una recitazione generica e una interpretazione credibile per chi in quelle aule ci lavora davvero. Gassmann, che nella fiction Guerrieri – La regola dell’equilibrio indossa la toga, ha portato questo rigore formale anche nella seconda puntata, andata in onda lunedì 16 marzo su RaiUno, dove il suo personaggio si è trovato a difendere non un imprenditore o un politico, bensì una delle tante pastaie di Bari vecchia.

La signora Milella, questo il nome dell’imputata nella finzione sceneggiata, era finita a processo per direttissima con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale, ma il vero nodo della contesa era un altro, ed era legato alla sua attività di produttrice e venditrice ambulante di orecchiette. Il caso, che nella realtà aveva tenuto banco tra cronaca e opinione pubblica nei mesi in cui la serie veniva girata, tra settembre e novembre del 2024, è stato abilmente cucito addosso alla trama, che pure si ispira al romanzo Le perfezioni provvisorie; un espediente narrativo che ha permesso di portare sullo schermo una questione spinosa, quella del confine tra lavoro di strada e legalità, con un realismo altrimenti difficile da ottenere.

Durante l’arringa difensiva, l’avvocato interpretato da Gassmann ha scelto una linea argomentativa che faceva leva sul buonsenso e sulla reputazione internazionale della città, piuttosto che su cavilli tecnici, sostenendo che trattare da criminale una donna che cerca di sopravvivere con la vendita della pasta fatta in casa avrebbe esposto Bari al ridicolo. Per rafforzare la propria tesi, Guerrieri ha perfino citato un lungo servizio pubblicato dal New York Times nel 2019, nel quale si parlava proprio della guerra alle orecchiette nel borgo antico con il Titolo A crime of pasta, quasi a voler sottolineare il paradosso di una tradizione enogastronomica celebrata in tutto il mondo e contestata in patria. Il richiamo alla stampa estera e il riconoscimento del valore culturale di quelle donne, che hanno contribuito a rendere Bari vecchia una meta turistica ambita, hanno sortito l’effetto sperato in aula, con l’assoluzione dell’imputata e una pioggia di applausi da parte delle altre pastaie presenti.

Numeri da record e un pizzico di polemica per la serie di RaiUno

Al di là della finzione processuale, la seconda puntata della miniserie ha ottenuto risultati soddisfacenti in termini di ascolti, confermando il traino del personaggio creato da Carofiglio e la solidità della produzione diretta da Gianluca Maria Tavarelli. La sfida con Scherzi a Parte, il programma di Canale 5 condotto da Max Giusti, è stata vinta dalla fiction di RaiUno, che ha raccolto 3 milioni e mezzo di spettatori circa contro i 2,6 milioni del competitor, facendo segnare uno share del 22,4% contro il 21,1%. Un successo, questo, che assume un rilievo particolare se si considera la fascia oraria non certo popolare in cui è andata in onda la serie, un dettaglio sottolineato anche da Michele Venitucci, l’attore che interpreta l’ispettore Tancredi, il quale ha voluto ringraziare il pubblico per la fedeltà nonostante l’impegno richiesto.

Non sono però mancate voci fuori dal coro, come quella di chi ha definito il ritmo della narrazione fin troppo blando, al limite della noia; un’accusa, quella di lentezza, che del resto accompagna da sempre certe produzioni più attente alla psicologia dei personaggi che all’azione pura. L’impressione, confermata anche dalle recensioni sui social, è che il pubblico si sia diviso tra chi apprezza la profondità e chi invece avrebbe preferito maggiore dinamismo, un dibattito che peraltro testimonia quanto la serie non lasci indifferenti. La sfida, per i prossimi appuntamenti, sarà quella di mantenere l’equilibrio tra introspezione e tensione narrativa, senza tradire lo spirito dei romanzi ma al contempo senza deludere chi cerca un intrattenimento più immediato.

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