Processo Becciu, ammessa la ricusazione del promotore di giustizia Diddi
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Redazione Esteri
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L’aula, appena inaugurata da Papa Leone XIV e situata nel palazzo apostolico, ha ospitato una prima udienza che ha immediatamente impresso una svolta inattesa all’iter giudiziario. Sotto gli affreschi che ritraggono santi e filosofi, la Corte d’appello vaticana, presieduta da monsignor Alejandro Arellano Cedillo, ha infatti dichiarato ammissibile l’istanza di ricusazione avanzata contro il promotore di giustizia Alessandro Diddi. Una decisione che sospende temporaneamente le sue funzioni in questo grado di giudizio e getta una luce nuova sull’intero procedimento, il quale verte sulla complessa operazione finanziaria legata all’acquisto del palazzo di Londra, un affare da cui è derivata una perdita di non meno di 139 milioni di euro per le casse della Santa Sede.
A sollevare l’eccezione sono stati quattro dei dieci imputati, tra i quali spiccano il cardinale Angelo Becciu, i finanzieri Enrico Crasso e Raffaele Mincione, insieme all’ex funzionario Fabrizio Tirabassi. Le loro difese hanno contestato l’operato di Diddi, sostenendo come egli avrebbe avuto «un interesse nel presente procedimento» tale da configurarne «il dovere» di astenersi «per ragioni quantomeno di convenienza». Il cuore dell’argomentazione, che i giudici hanno ritenuto meritevole di essere approfondita, risiederebbe in una serie di scambi chat con Francesca Immacolata Chaouqui, già condannata in primo grado per aver divulgato notizie riservate.
Proprio quelle conversazioni, secondo gli avvocati difensori, dimostrerebbero un rapporto tra l’accusa e una figura già coinvolta nello scandalo, sollevando interrogativi sulla terzietà del magistrato. La vicenda, che ha sconvolto le finanze vaticane attirando l’attenzione dei media internazionali, si basa su investimenti opachi che utilizzavano, tra l’altro, fondi provenienti dall’Obolo di San Pietro. L’ammissione dell’istanza non pregiudica il merito delle accuse ma costringe il tribunale a una pausa di riflessione, durante la quale sarà nominato un nuovo procuratore che possa condurre l’appello in piena imparzialità.




