Israele escluso dalla Fiera del Levante, il sindaco di Bari Leccese: "Antisemitismo? No, non tradiamo il nostro codice genetico"
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Redazione Interno
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La Fiera del Levante, storica manifestazione che dal 13 al 21 settembre ospiterà l’88esima edizione della Campionaria internazionale a Bari, ha deciso di escludere Israele dal novero dei partecipanti. Una scelta che, sebbene giustificata dalla direzione come adesione a un "invito formale" del sindaco Vito Leccese, ha acceso un dibattito politico aspro, con reazioni soprattutto nel centrodestra.
L’ordine del giorno approvato dal Consiglio comunale di Bari il 1° luglio, che chiedeva l’interruzione dei rapporti commerciali con Israele, aveva già segnato una svolta nella posizione dell’amministrazione. Leccese, nei giorni scorsi, ha ulteriormente rafforzato il segnale politico consegnando le chiavi della città a Francesca Albanese, relatrice speciale dell’Onu per i territori palestinesi occupati, figura controversa per le sue posizioni spesso al centro di polemiche.
L’ambasciata israeliana in Italia ha reagito con durezza, definendo la decisione una "strumentalizzazione politica" e sottolineando come "i cittadini pugliesi non trarranno alcun guadagno" da questa esclusione. "Le collaborazioni tecnologiche e commerciali tra Israele e Puglia – si legge nella nota – sono un bene comune prezioso e mutualmente vantaggioso, che non dovrebbe essere danneggiato da scelte unilaterali".
Leccese, dal canto suo, ha respinto con fermezza le accuse di antisemitismo. "Non tradiamo il nostro codice genetico", ha dichiarato, riferendosi alla tradizione di accoglienza e dialogo della città. Ma la mossa, che pure si inserisce in un contesto di tensioni internazionali, rischia di avere ripercussioni concrete, isolando Bari da partnership economiche che, negli anni, hanno portato investimenti e innovazione in regione.




