Bari, il sindaco Leccese consegna le chiavi della città a Francesca Albanese tra polemiche e tensioni internazionali

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nell’anniversario della strage del 28 luglio 1943, quando venti giovani antifascisti persero la vita in via Niccolò dall’Arca durante una protesta per la liberazione dei prigionieri politici, il sindaco di Bari, Vito Leccese, ha annunciato che il 4 agosto conferirà le chiavi della città a Francesca Albanese, relatrice Onu per i diritti umani nei territori palestinesi occupati. Una decisione che ha scatenato reazioni contrastanti, soprattutto dopo le sanzioni imposte dagli Stati Uniti alla Albanese, accusata di posizioni antisemite.

La relatrice, già al centro di aspre critiche per il suo rapporto «Da un'economia di occupazione a un'economia di genocidio», ha recentemente presentato il documento alla Camera e al Senato, sostenendo che centinaia di aziende internazionali abbiano tratto profitto dal conflitto a Gaza, consolidando rapporti economici con Israele nonostante le violazioni dei diritti umani denunciate. Un’analisi che ha diviso l’opinione pubblica, con la Brigata ebraica che ha definito «inaccettabile» la sua presenza in Parlamento, mentre alcuni esponenti della sinistra l’hanno accolta con favore.

Intanto, le tensioni crescono anche fuori dalle aule istituzionali. Se da un lato si moltiplicano gli episodi di intolleranza, come l’aggressione subita da un padre e suo figlio per aver indossato la kippà, dall’altro la Albanese ha ribadito le sue accuse a Israele durante la visita a Roma, affermando che «se non fermiamo Israele, questa sarà la fase finale della cancellazione del popolo palestinese». Dichiarazioni che hanno ulteriormente inasprito il dibattito, mentre il presidente americano Donald Trump, da sempre schierato a sostegno di Tel Aviv, mantiene una posizione ferma contro le critiche alle politiche israeliane.

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