Galles, quel primo tempo da dimenticare: l'Italrugby crolla a Cardiff e spreca l’occasione del miglior Sei Nazioni

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’entusiasmo generato sette giorni fa all’Olimpico, quella storica prima volta contro l’Inghilterra che aveva fatto sognare il movimento, si è spento sotto il tetto chiuso del Principality Stadium. L’Italrugby, scesa in campo per l’ultimo atto del Sei Nazioni 2026, ha smarrito sé stessa per oltre cinquanta minuti, incassando un passivo pesantissimo – quel 31-0 che dopo un quarto d’ora della ripresa sembrava una pietra tombale – prima di una reazione tardiva, seppure orgogliosa, che ha fissato il risultato sul definitivo 31-17 per i padroni di casa gallesi.

La partita, sulla carta, rappresentava l’ostacolo più agevole nel percorso degli azzurri, considerando i quindici ko consecutivi nel torneo che i Dragoni si trascinavano dal 2023. E invece, l’approccio è stato quello di una squadra irriconoscibile, lenta nelle letture difensive e imprecisa in fase di costruzione, quasi appagata dall’impresa compiuta o forse svuotata emotivamente. Il Galles, al contrario, ha giocato la sua personale partita della vita, caricandosi dell’urgenza disperata di interrompere quel digiuno. Aaron Wainwright, autentico trascinatore, ha firmato una doppietta già nel primo tempo, frantumando la linea italiana supportato da un pack che dominava i punti d’incontro, mentre la terza meta, firmata dal capitano Dewi Lake, arrivava al termine di una spinta collettiva che faceva suonare tutte le sirene d’allarme. Si andava al riposo sul 21-0, e la sensazione era che il traguardo di chiudere per la prima volta con tre vittorie, e quindi un bilancio positivo, si stesse allontanando inesorabilmente.

Nello spogliatoio, probabilmente, le parole dell’allenatore Gonzalo Quesada non devono aver sortito l’effetto sperato, perché al terzo minuto della ripresa Dan Edwards ha infilato la quarta meta, trasformata poi dallo stesso Edwards per il 28-0, e poco dopo ha anche piazzato un drop che sapeva di presa in giro, portando il tabellone sul 31. Solo a quel punto, quando ormai ogni speranza di risultato era svanita, l’Italia ha cominciato a giocare come sa. I cambi hanno portato freschezza, e la squadra ha ritrovato un briciolo di geometrie e soprattutto di orgoglio. La meta di Tommaso Di Bartolomeo al cinquantaduesimo ha riaperto timidamente il punteggio, e quelle successive di Tommaso Allan e di Paolo Garbisi, arrivata addirittura oltre il tempo regolamentare, hanno solo addolcito una pillola che restava amarissima.

Tra le macerie di una prestazione collettiva sottotono, si è salvato ancora una volta Tommaso Menoncello, uno dei pochi a provare a inventare qualcosa anche nei momenti di maggiore difficoltà, lanciandosi in quelli che sono i suoi tipici affondi centrali che hanno messo in apprensione la difesa avversaria. La cronaca, però, deve anche registrare le due mete annullate dall’arbitro, prima a Monty Ioane e poi a Federico Marin: interventi del Tmo che hanno restituito l’esatta dimensione di una serata storta, dove nulla sembrava girare per il verso giusto.

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