Il Sei Nazioni degli azzurri si chiude a Cardiff con una sconfitta che sa di occasione mancata

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’entusiasmo generato sette giorni fa allo stadio Olimpico, dove l’Italia aveva finalmente infranto il tabù inglese ottenendo la prima vittoria della sua storia contro la rosa, si è spento sotto il tetto del Principality Stadium di Cardiff. Nell’ultimo turno del Sei Nazioni 2026, la squadra guidata da Gonzalo Quesada è uscita sconfitta per 31-17 contro un Galles che, va detto, fino a questo pomeriggio non aveva ancora assaporato la gioia di un successo in questa edizione del torneo. Una sconfitta che, al di là del punteggio finale, lascia l’amaro in bocca soprattutto per il modo in cui è maturata, con un primo tempo a senso unico nel quale gli azzurri hanno letteralmente concesso la scena ai Dragoni.

I primi quaranta minuti, per la precisione, hanno rappresentato l’esatta antitesi della prestazione vista contro l’Inghilterra. L’Italia è apparsa irriconoscibile, lenta nelle letture difensive e sorpresa in più occasioni dalla fisicità degli avversari: la meta di Wainwright, che dopo una decina di minuti ha sbloccato la partita, è stata solo l’antipasto di una sequenza di colpi che ha messo ko la Nazionale. I padroni di casa, trascinati da un ispiratissimo Tomos Williams e dallo stesso Wainwright, hanno costruito il proprio vantaggio grazie a due ulteriori marcature, l’ultima delle quali firmata da Lake, che hanno fissato il punteggio sul pesante 21-0 con cui si è chiusa la prima frazione di gioco. Una ripresa che si era aperta, per di più, con l’allungo immediato del Galles, capace di segnare la quarta meta con Edwards e di arrotondare ulteriormente con un drop dello stesso numero dieci, portando lo score sul 31-0 che di fatto ha chiuso ogni discorso relativo all’assegnazione dei punti in palio.

Eppure, e qui sta la natura ambivalente di questa squadra, dal cinquantunesimo minuto in poi è uscito fuori un altro carattere. L’ingresso dei cambi e la disperazione agonistica hanno ridato fiato agli azzurri, che hanno finalmente cominciato a giocare con la personalità mostrata nei turni precedenti. La meta di Di Bartolomeo, abile a finalizzare una maul avanzante dai cinque metri, ha riaperto uno spiraglio, se non altro per l’orgoglio. Poi, nel finale, sono arrivate le marcature di Allan e di Paolo Garbisi, che a tempo ormai scaduto ha fissato il risultato sul definitivo 31. In mezzo, per la precisione, ci sono state anche un paio di mete annullate all’Italia dopo il ricorso al Tmo, episodi che avrebbero potuto rendere il passivo meno severo ma che non avrebbero comunque intaccato la sostanza di una giornata storta. Troppo lungo il periodo di black-out iniziale per poter pensare di impensierire seriamente un avversario che, sotto gli occhi del principe William, giocava la sua personale finale per riscattare tre anni di digiuno nel torneo.

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