Pierfrancesco Favino e la polemica sui tagli al cinema, il governo nel mirino

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Pierfrancesco Favino, presentando il suo nuovo film, ha lanciato un monito che va al di là della semplice promozione cinematografica. "Un bellissimo film. Il mio personaggio sembra uscito dalla nostra commedia migliore", ha dichiarato l'attore, affiancato dal coprotagonista Giovanni Ludeno e dal regista Andra Di Stefano, descrivendo con un sorriso il suo Raul, un maestro di tennis "guascone che prende a morsi la vita" nel racconto di formazione di un tredicenne. È stato però il suo successivo commento, apparentemente tecnico, a risuonare con forza nel dibattito infuocato di queste ore: "Tagli al cinema, speriamo di non dover ricorrere a tax credit di altri Paesi", un'osservazione che, seppur pacata, fotografa la preoccupazione di un intero settore che si sente accerchiato.

La mail che ha innescato la bufera

La preoccupazione dell'artista si intreccia, inevitabilmente, con le aspre polemiche politiche che stanno scuotendo il ministero della Cultura. Come riportato da un articolo di Repubblica, alla base dei drastici tagli al Fondo cinema – che secondo le stime del settore potrebbero arrivare a pesare per mezzo miliardo di euro – ci sarebbe una richiesta diretta del ministro Alessandro Giuli. Una mail, indirizzata al Ministero dell'Economia e delle Finanze, con la quale il titolare del MiC avrebbe sollecitato ulteriori riduzioni delle risorse destinate alla filiera, un documento che ha costretto lo stesso Giuli a convocare d'urgenza una riunione con le associazioni di categoria per tentare di placare gli animi.

L'attacco frontale dell'opposizione

La rivelazione della mail non ha potuto che generare una reazione durissima da parte delle opposizioni, le quali vedono in quelle righe la conferma di una linea politica precisa e non di un mero errore di valutazione. Il deputato del Partito Democratico Matteo Orfini ha definito "inquietante" quanto emerso, tracciando un parallelo con l'operato del predecessore di Giuli, Gennaro Sangiuliano, al quale era stata mossa un'analoga accusa. "Purtroppo è l'ennesima conferma che non siamo di fronte a un errore ma a una linea: demolire una filiera industriale del paese perché non gradita al governo", ha affermato Orfini, sintetizzando lo stato d'animo di una parte politica che accusa l'esecutivo di voler smantellare deliberatamente un'industria strategica.

La richiesta di un confronto in Parlamento

La bufera politica, che si è abbattuta sul governo in una settimana già segnata dalla rivolta del mondo del cinema, ha spinto il Movimento 5 Stelle a chiedere con forza che il ministro Giuli si rechi in Parlamento per un confronto pubblico e per fornire chiarimenti definitivi sulla sua posizione. L'affaire, che ruota attorno a quel documento divenuto ormai il simbolo dello scontro, rischia di trasformare una battaglia di settore in una questione di fiducia politica, mettendo ulteriormente sotto pressione un esecutivo che deve bilanciare le esigenze di bilancio con la tutela di un comparto che, come ricordano le parole di Favino, rappresenta un pezzo fondamentale dell'identità culturale e produttiva del paese.

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