Il peso dei "grandi vecchi" e il profilo sfuggente del nuovo Conclave

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Le berrette rosse arrivano a gruppi, alcune solitarie, altre in silenzioso corteo. Attraversano il Cancello di Sant’Anna e quello del Sant’Uffizio, con la cartella nera stretta sotto il braccio, mentre il Vaticano – abituato a volti noti – si ritrova a osservare una schiera di cardinali quasi sconosciuti. Sono già più di cento su centotrentatré, molti dei quali nominati da Francesco ma mai veramente entrati nel tessuto visibile della Curia. Un Conclave atipico, dunque, tanto affollato quanto enigmatico, dove accanto ai nomi più quotati si muovono figure dal profilo sfuggente, la cui influenza resta difficile da calcolare.

Tra fretta e prudenza, il Sacro Collegio sembra diviso tra chi vorrebbe accelerare i tempi – per colmare il vuoto di potere – e chi, invece, è consapevole della complessità di trovare un equilibrio tra le diverse anime della Chiesa. Le date possibili per l’inizio delle votazioni oscillano tra il cinque e il sei maggio, ma a Roma, fino a ieri, mancavano ancora decine di cardinali. Tra i presenti, però, spiccano personalità come il cardinale Angelo Bagnasco, Christoph Schönborn e Gianfranco Ravasi, che potrebbero giocare un ruolo decisivo nel mediare tra le diverse correnti.

Uno dei nomi più ricorrenti nelle speculazioni è quello del filippino Luis Antonio Tagle, arcivescovo emerito di Manila, spesso definito il "Francesco d’Asia" per la sua capacità di attrarre folle oceaniche e per la linea pastorale vicina a quella del pontefice uscente. «Il futuro della Chiesa è in Asia», aveva detto Bergoglio nel 2015, dopo aver visto sette milioni di fedeli radunarsi per una messa a Manila. Tagle, che vanta origini cinesi e una solida formazione teologica, rappresenta non solo la continuità con l’attuale pontificato, ma anche l’apertura verso un continente dove il cattolicesimo è in crescita.

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