I film che hanno raccontato il conclave, tra mistero e potere
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Con l’imminente conclave per eleggere il successore di Papa Francesco – previsto tra il 6 e il 10 maggio – torna d’attualità un rituale antico, avvolto da secoli in un’aura di segretezza. La parola stessa, che deriva dal latino cum clave (“chiusi a chiave”), evoca l’isolamento dei 135 cardinali elettori riuniti nella Cappella Sistina, chiamati a scegliere il nuovo Pontefice attraverso un meccanismo rigoroso, scandito da votazioni e fumate bianche. Un processo che, con il suo mix di spiritualità e intrighi, ha ispirato più volte il cinema, offrendo ritratti ora fedeli, ora romanzati, di quel che accade dietro le mura vaticane.
Tra le pellicole più celebri, “Il conclave” (2006) di Christoph Schrewe si distingue per il tentativo di ricostruire con precisione le dinamiche che precedono l’elezione papale, mescolando dati storici e finzione. Ambientato in un futuro ipotetico, il film mostra come tensioni e alleanze possano emergere anche in un contesto sacro, dove ogni gesto è carico di simbolismo. Diverso l’approccio di “Habemus Papam” (2011) di Nanni Moretti, che alla cronaca preferisce una vena tragicomica: la storia di un papa eletto per caso, travolto dal peso della tiara e incapace di affrontare il mondo, svela le fragilità umane dietro l’istituzione.
Non mancano i thriller, come “Il cardinale” (1963) di Otto Preminger, che pur non focalizzandosi sul conclave, ne riprende l’atmosfera di potere e segreti, mentre “L’uomo che venne dalla pioggia” (1976) con Anthony Quinn immagina un pontefice ribelle, in fuga dal Vaticano per ritrovare la propria umanità. Più recente, “I due papi” (2019) di Fernando Meirelles, basato sui dialoghi tra Benedetto XVI e Bergoglio, ha mostrato come anche dietro le scelte più alte si nascondano dubbi e confronti accesi.
Se la finzione ha spesso sconfinato nel dramma o nella satira, i documentari hanno invece cercato di cogliere la realtà del papato. “Papa Francesco. Un uomo di parola” (2018), diretto da Wim Wenders, ha ritratto Bergoglio attraverso le sue parole, mettendone in luce la coerenza tra predicazione e azione, specie su temi come la povertà e l’ecologia. Un’opera che, senza indulgere nell’agiografia, ha restituito l’impatto globale di un pontificato rivoluzionario.




