Il Cile sceglie Kast, una svolta a destra storica dopo l'esperienza Boric
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Redazione Esteri
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L'atmosfera nelle strade cilene, in una giornata decisiva per il futuro del Paese, è stata insolitamente priva della tensione febbrile che spesso accompagna le consultazioni più equilibrate. Una relativa calma, dettata da sondaggi pre-elettorali che non lasciavano adito a molti dubbi, ha preceduto l'assegnazione della vittoria a José Antonio Kast, il leader del Partito Repubblicano che, a 59 anni, riconquista per la destra la presidenza dopo il quadriennio del giovane ex leader studentesco Gabriel Boric. Un risultato, quello di Kast, reso possibile dalla capacità di coagulare attorno alla sua figura quel vasto elettorato conservatore che, nel primo turno, si era frammentato su più candidature, dalla conservatrice Evelyn Matthei al populista Johannes Kaiser, consentendo alla sinistra di giungere in testa.
I numeri di una vittoria netta
Con lo spoglio che procedeva rapido, la distanza tra i due contendenti si è rivelata incolmabile, confermando le attese di un ballottaggio senza storia. Quando è stato scrutinato oltre l'ottantatré per cento dei voti, Kast aveva già consolidato un vantaggio di diciassette punti percentuali sulla rivale Jeannette Jara, la candidata del Partito Comunista che guidava la coalizione di sinistra, la quale non ha tardato a riconoscere pubblicamente la sconfitta. Ma il dato che più colpisce, al di là della percentuale, è il conteggio assoluto dei consensi: superando la soglia dei 4,1 milioni di preferenze, il neoeletto presidente ha stabilito un record storico per un candidato di destra in un ballottaggio, sorpassando il precedente primato che apparteneva a Sebastian Piñera.
Il tema sicurezza al centro della campagna
La campagna elettorale, che ha visto Kast imporsi con un messaggio chiaro e per certi versi duro, è ruotata in gran parte attorno a questioni interne percepite come urgenti dalla popolazione. La paura, diffusa in ampi strati della società, per un aumento percepito della criminalità e per i flussi migratori ha offerto un terreno fertile al suo linguaggio diretto e alle sue promesse di ordine e controllo, spostando il dibattito pubblico su posizioni che non si vedevano con tale forza dalla fine del regime militare. Il suo profilo politico, che alcuni definiscono di ultradestra e che lui stesso declina come conservatore senza mezzi termini, si è rivelato dunque capace di intercettare un malessere reale, trasformandolo in una valanga di voti.
Un profilo politico che divide
La figura di José Antonio Kast, del resto, non è nuova alle polemiche per le sue dichiarazioni pubbliche e per le simpatie politiche che non ha mai nascosto. Vicino a posizioni nostalgiche della dittatura di Augusto Pinochet e ammiratore dichiarato dello stile e delle politiche portate avanti dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il suo percorso rappresenta una novità assoluta per il Cile democratico degli ultimi decenni. La sua elezione, pertanto, non segna un semplice alternarsi di schieramenti al governo, ma configura una vera e propria svolta, il cui impatto sulle politiche economiche, sociali e sui diritti civili sarà oggetto di osservazione attenta nei prossimi anni, in un Paese che fino a poco tempo fa era considerato un baluardo di stabilità progressista nel continente.




