Kelderman e Groves fuori dal Giro, la corsa rosa perde due protagonisti nella quarta tappa
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Redazione Sport
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Il Giro d’Italia, appena entrato nel vivo del suo sviluppo su asfalto italiano, si è già visto costretto a fare i conti con un’emorragia di corridori che nessuno, alla vigilia, avrebbe potuto prevedere così precoce. La quarta tappa, la prima dopo il trasferimento dalla Bulgaria e il giorno di riposo, ha registrato l’abbandono di due uomini di spicco: l’olandese Wilco Kelderman e l’australiano Kaden Groves. Due addii, i loro, che portano la firma indelebile delle cadute dei primi giorni – quella a raffica della seconda frazione, in particolare – e che ora rischiano di ridisegnare gli equilibri di una corsa ancora tutta da scrivere.
Il peso specifico di Kelderman, gregario insostituibile per Vingegaard
Wilco Kelderman, lo si era capito fin dalla sua dolorosa riapertura delle ferite nella tappa di ieri, non ce l’ha fatta a rimettersi in carreggiata. Il corridore del team Visma-Lease a Bike, rimasto coinvolto nella maxi caduta della seconda tappa, ha dovuto alzare bandiera bianca proprio quando la carovana si apprestava a lasciare Catanzaro. Gli “effetti persistenti della caduta”, come ha spiegato la stessa squadra in un post pubblicato su X, hanno avuto la meglio sulla sua determinazione. E non si tratta, in questo caso, di un abbandono qualsiasi: Kelderman era il gregario di lusso di Jonas Vingegaard, il braccio destro capace di proteggere il capitano nelle asperità della montagna e di gestire i ritmi nei tratti più esposti al vento. Perdere un uomo così, a quattro tappe dall’inizio, costringe la Visma a ricalcolare le proprie strategie di squadra, affidandosi a una pattuglia che, seppur di livello, non potrà contare sulla stessa esperienza e solidità del duttile olandese.
Groves cede dopo quaranta chilometri, l’Alpecin perde il suo velocista
Nella stessa frazione, e quasi all’improvviso, il Giro ha salutato anche Kaden Groves. L’australiano dell’Alpecin-Premier Tech, uno dei velocisti più attesi di questa edizione e reduce da un avvio di stagione promettente, ha percorso meno di quaranta chilometri della tappa calabrese prima di arrendersi. Il forte dolore che lo tormentava da giorni – ereditato anch’egli dai capitomboli delle prime tappe – si è trasformato in una sofferenza insopportabile, tale da costringerlo a salire sull’ammiraglia e a lasciare definitivamente la corsa rosa. Un colpo duro per la sua formazione, che perde così l’arma principale per le volate di gruppo, e un segnale preoccupante per un Giro che, nelle battute iniziali, ha già visto troppi big costretti a cedere il passo.
La maxicaduta della seconda tappa continua a far sentire i suoi strascichi
Quella che si era aperta con una partenza in Bulgaria e con l’entusiasmo delle prime cronometro si è trasformata, in pochi chilometri, in un calvario per molti atleti. La maxi caduta della seconda tappa, con corrieri a terra e biciclette accartocciate, non ha solo causato fratture e contusioni: ha prodotto effetti ritardati che oggi, alla quarta frazione con partenza da Catanzaro e arrivo a Cosenza, si sono materializzati in due addii eccellenti. Kelderman e Groves non sono i primi – altri li avevano preceduti nella lista dei ritirati – ma sono certamente quelli con il maggior peso specifico in termini di ambizioni di classifica e di vittorie parziali. La carovana prosegue, ma l’ombra di quelle cadute si allunga ancora sulla Corsa Rosa, costringendo le squadre a rivedere i propri piani senza alcun preavviso.




