I nipoti di Ornella Vanoni ricordano la nonna "meravigliosa" mentre Milano si prepara all'ultimo saluto
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Redazione Cultura e Spettacolo
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In una giornata di freddo intenso, mentre una folla silenziosa e composta, fatta di adulti e giovani, continuava a fluire verso il luogo dell’estremo saluto, le parole più toccanti sono giunte dai familiari più stretti. I nipoti di Ornella Vanoni, scomparsa all’età di novantun anni, hanno voluto ricordarne il lato più intimo e quotidiano, lontano dai riflettori del palcoscenico ma vicinissimo agli affetti che considerava la sua vera casa. "È stata una nonna meravigliosa", hanno dichiarato con semplicità, tracciando il ritratto di una donna il cui affetto travolgente ha segnato le loro esistenze fino agli ultimi istanti. "Ha dato tanti colori diversi alle nostre vite", hanno aggiunto, consapevoli che, nonostante il grande vuoto che lascia, il patrimonio di emozioni e insegnamenti che consegna loro rappresenta una ricchezza incalcolabile.
Il ricordo di una vita vissuta senza paure
Quel coraggio e quella libertà, che i nipoti hanno assorbito nell’ambito familiare, sono stati gli stessi che hanno reso la Vanoni un’icona per intere generazioni, come ha sottolineato la regista Shammah. La sua figura, secondo questa lettura, ha contribuito a sdrammatizzare il concetto stesso di invecchiamento, dimostrando come si possa continuare a essere pienamente sé stessi, liberi di esprimere qualsiasi pensiero senza il peso dei conformismi. La sua assenza fisica, che molti faticano ad associare all’immagine di una bara, è compensata dalla presenza costante nel cuore di un vasto pubblico e dall’eredità delle sue canzoni, destinate a rimanere nel tempo. Un messaggio di autenticità, il suo, che ha aiutato molti ad affrontare l’idea della maturità con uno spirito diverso.
L’omaggio della città e il funerale su misura
Milano, la sua città, ha reso omaggio all’artista con una partecipazione popolare che ha superato le più rosee aspettative, evidenziando un legame profondo e mai venuto meno. La camera ardente, appena conclusa, è stata solo il prologo alla cerimonia funebre, fissata nella chiesa di San Marco, nel quartiere di Brera che la vide residente. La celebrazione, che si terrà nel pomeriggio, rispetterà le volontà della cantante, trasformandosi in un commiato in musica, come da lei espressamente richiesto. Sarà infatti il trombettista Paolo Fresu a scandire, con le sue note jazz, il ritocco dell’addio, a sottolineare come l’arte sia stata il filo conduttore di un’intera esistenza.
Le voci di un’eredità artistica e umana
Tra le tante voci che si sono levate in queste ore, spicca quella commossa di Geppi Cucciari, la quale, uscendo dalla camera ardente, ha parlato della Vanoni come di un “simbolo di libertà” e di un’artista grandiosa. I loro incontri, seppur non frequenti come avrebbe desiderato, sono stati caratterizzati da una qualità umana rara, fatta di calore, verità e audacia. Un sentimento, il suo, che riassume la percezione comune di chi l’ha avvicinata: l’idea di aver incrociato una personalità capace di lasciare un segno indelebile, non solo per il talento artistico ma per la forza del suo carattere. Nel frattempo, le emittenti radiofoniche ripropongono i suoi concerti, come quello iconico registrato l’anno scorso al Teatro degli Arcimboldi, permettendo a chiunque di continuare a sentirne la voce.




