L’Apu lotta come una leonessa, ma è subito fuori
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Redazione Sport
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L’avventura dell’Apu Old Wild West Udine alla Frecciarossa Final Eight di Torino, la numero cinquanta della storia e celebrata da un parquet dell’Inalpi Arena colorato per l’occasione, si è conclusa al suo primo atto. I bianconeri di Adriano Vertemati, al debutto assoluto in una fase finale di Coppa Italia, sono stati sconfitti dalla Germani Brescia con il punteggio di 78-64, in un incontro che ha comunque regalato spunti di orgoglio nella parte conclusiva -5. La formazione lombarda, trascinata dai 17 punti del suo capitano Amedeo Della Valle, che con questa prestazione consolida il suo terzo posto nella classifica marcatori storica della competizione, ha imposto fin dalle prime battute un ritmo e una fisicità cui gli udinesi hanno faticato a trovare contromisure -5.
L’approccio alla partita ha subito messo in luce il diverso bagaglio di esperienza tra le due compagini. Il primo quarto si è chiuso con un eloquente 23-11 per Brescia, con l’Apu che ha sofferto terribilmente in fase realizzativa, complice una difesa lombarda capace di chiudere ogni varco in area -1. Nonostante un secondo periodo di maggior sostanza, che ha permesso ai friulani di contenere il passivo e arrivare all’intervallo lungo sul 43-32, la sensazione era che la squadra di coach Giuseppe Cotelli avesse ancora ampi margini di manovra -5. E nel terzo quarto la spallata è puntualmente arrivata, con i pick and roll di Della Valle e i canestri di John Brown e Miro Bilan che hanno scavato un solco profondo fino al +20 -1.
Sul 68-49, la partita sembrava aver definitivamente imboccato un binario morto, ma l’Apu ha avuto il merito di non abbandonarsi alla rassegnazione. Nell’ultima frazione, alimentata dalle triple di Amar Alibegovic – a segno da oltre l’arco per ben due volte nel momento di maggior difficoltà – e dall’energia di Matteo Schina, la squadra di Vertemati ha innescato una rimonta che l’ha portata a ridurre il distacco fino al -8, risvegliando un timido brivido sugli spalti -5. Un sussulto, quello dei bianconeri, che ha avuto il merito di rimettere in discussione una gara che sembrava ormai saldamente in cassaforte per i lombardi, costringendoli a rituffarsi a capofitto nel match dopo un preoccupante calo di concentrazione.
La reazione della Germani, però, non si è fatta attendere e il tentativo di recupero è stato spento sul nascere da un improvviso innalzamento del livello difensivo, con Maurice Ndour sugli scudi nel respingere gli ultimi attacchi udinesi -5. A nulla sono valsi i 17 punti di un combattivo Andrea Calzavara, migliore dei suoi insieme allo stesso Alibegovic, fermo a quota 11 -1-5. Ai lombardi, che attendono ora in semifinale la vincente tra Olimpia Milano e Trieste, sono bastati i 15 di Kenny Gabriel e i 14 dello stesso Ndour per completare l’opera, mettendo in cassaforte un passaggio del turno che, seppur sofferto nel finale, non è mai stato realmente in discussione nella sostanza della prestazione.
Vertemati: «Si è vista la differenza di esperienza di squadra»
Al termine della gara, il tecnico dell’Apu, Adriano Vertemati, si è presentato in sala stampa con la consapevolezza di chi ha assistito a un divario tattico e mentale difficile da colmare in novanta minuti. «Si è vista la differenza in esperienza, non dei singoli ma di squadra», ha esordito l’allenatore bianconero, sottolineando come il collettivo di Brescia abbia disputato partite di questo calibro decine di volte, un aspetto che per la sua squadra rappresentava una novità assoluta -2-10. Un’analisi che ha voluto spostare il focus dalle prestazioni individuali alla maturità complessiva del gruppo, fattore che nei momenti cruciali dell’incontro ha fatto pendere l’ago della bilancia in favore della Leonessa.
Vertemati ha poi speso parole per l’approccio dei suoi, riconoscendo che al di là degli schemi e degli accoppiamenti iniziali, è stata la determinazione con cui si è entrati in partita a fare la differenza più marcata. «Credo che la differenza sia stata soprattutto nell’approccio», ha aggiunto, pur senza tralasciare di evidenziare gli sforzi profusi dalla squadra, specialmente in fase difensiva -10. «Chiaro che la partita è stata povera offensivamente, ma abbiamo tenuto Brescia sotto gli 80 punti, lo sforzo c’è stato e abbiamo fatto un lavoro straordinario su Bilan», ha proseguito, cercando di estrapolare elementi positivi da una serata comunque amara per i friulani -2.
Un passaggio, quello sul lavoro difensivo, che mira a certificare come la sconfitta non debba essere interpretata come un giudizio definitivo sul valore della rosa a disposizione. Partecipare a una manifestazione come le Final Eight, ha spiegato Vertemati, deve rappresentare un tassello nel percorso di crescita della squadra, un’esperienza da cui attingere per affrontare con maggior consapevolezza gli impegni futuri in campionato. Nessun dramma, dunque, ma la consapevolezza che il salto di qualità si compie anche assorbendo le lezioni impartite da avversari più abituati a certi palcoscenici, trasformando l’amarezza dell’eliminazione in carburante per la seconda parte della stagione.
Tra rimpianti e conferme, il cammino dell’Apu si interrompe sul più bello
Se da un lato il punteggio finale di 78-64 può apparire netto, la dinamica della partita racconta di un’Apu capace di gettare il cuore oltre l’ostacolo quando ormai tutti davano la partita per archiviata. Il finale acceso, con le triple a bersaglio e la pressione asfissiante, ha rappresentato una sorta di manifesto delle potenzialità della squadra di Vertemati, spesso capace di esprimersi al meglio quando costretta a rincorrere e a giocare senza il peso delle aspettative. Il rammarico, per i tifosi al seguito, risiede proprio nella consapevolezza che un approccio diverso, meno timoroso e contratto, avrebbe forse potuto rendere la sfida più equilibrata già nelle fasi iniziali, evitando di dover costruire una rimonta dal dislivello di venti lunghezze.
La serata torinese ha comunque offerto spunti su cui riflettere in vista del prosieguo della regular season. La prova di Calzavara, autentica spina nel fianco della difesa bresciana, certifica la crescita di un giocatore su cui la società punta con decisione, mentre la reazione d’orgoglio nel finale, orchestrata in parte da Alibegovic, dimostra la presenza di un carattere che in futuro potrebbe rivelarsi decisivo. Dall’altra parte, Brescia incamera una prestazione solida, seppur macchiata da un blackout nella parte conclusiva che coach Cotelli dovrà analizzare per evitare che si ripeta in semifinale, dove gli errori si pagano a caro prezzo. Per Udine, ora, l’obiettivo è voltare pagina e capitalizzare l’esperienza maturata all’Inalpi Arena, consapevole che il campionato offre ancora ampie possibilità per dimostrare il proprio valore.




