La Borsa del 30 aprile, piazza Affari apre in rosso dopo la trimestrale di Stellantis

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Nonostante il ritorno all’utile nei primi tre mesi dell’anno – un risultato che, sulla carta, avrebbe dovuto rassicurare gli investitori – il gruppo guidato da Antonio Filosa ha vissuto una mattinata particolarmente turbolenta a Piazza Affari. La pubblicazione dei conti, che pure hanno superato le attese del mercato con ricavi pari a 38,1 miliardi di euro e una crescita del 6% su base annua, non è stata sufficiente a scongiurare un’ondata di vendite in apertura di seduta. Il titolo, complice forse una lettura più critica di alcuni dati di dettaglio, è arrivato a cedere oltre il 7%, subendo una temporanea sospensione delle contrattazioni prima che il meccanismo degli scambi riprendesse a regime. A pesare maggiormente sul giudizio degli analisti sarebbero stati, come spesso accade in questi casi, i risultati ritenuti sottotono in Nord America e i margini in calo sul fronte europeo: due elementi che hanno finito per oscurare la pur solida performance complessiva del bilancio.

Borse europee e il controcanto del greggio

Proprio mentre Milano tentava di assorbire il contraccolpo di Stellantis, il resto del Vecchio Continente offriva un quadro decisamente più variegato. Le Borse europee hanno parzialmente cambiato segno nel giro di boa della seduta, trovando un inaspettato sostegno nelle voci riprese dalla Cnn relative a un possibile riavvicinamento tra Stati Uniti e Iran. Secondo quanto riportato, Washington si aspetterebbe da Teheran entro domani una proposta aggiornata per mettere fine al conflitto: un’eventualità che, già solo a livello di indiscrezione, ha iniettato nuova linfa nei listini. Così Milano viaggia poco sotto la parità (-0,11%), Londra guadagna oltre un punto percentuale e Francoforte vira addirittura in positivo a +0,4%, mentre Parigi resta l’unica a cedere lo 0,48%.

Il greggio, da parte sua, ha raccontato una storia altrettanto nervosa. Il Brent aveva toccato nelle ore precedenti un massimo da quattro anni intorno ai 125 dollari al barile, salvo poi subire una brusca correzione di oltre dieci dollari, scendendo fino a 113. La flessione – alimentata appunto dalle speranze di una ripresa dei colloqui tra Iran e Usa – ha alleggerito la pressione sui listini europei, ma il petrolio si è successivamente riportato attorno a 116 dollari (-1,34%), a dimostrazione di quanto l’umore del mercato resti legato a ogni minimo scossone diplomatico.

Prysmian fa da contraltare, Milano riduce il passivo

All’interno di questo mosaico frammentato, Piazza Affari ha progressivamente limato le perdite fino a portarsi poco sotto la pari, grazie anche ad alcune eccellenze rimaste immuni dal clima di avversione al rischio. Tra queste spicca Prysmian, che ha brillato letteralmente in una giornata opaca per gran parte del listino. La riduzione dei cali – definita da molti osservatori come un «rifiato» dopo una partenza in salita – è coincisa con l’allentamento della tensione sul fronte energetico, senza però che ciò fosse sufficiente a cancellare del tutto l’effetto Stellantis.

Le vendite concentrate sul colosso automobilistico hanno insomma raccontato una verità solo parziale: quella di un mercato capace di distinguere tra singoli episodi aziendali e persistenti rischi geopolitici. Se da un lato il titolo dell’ex Fca ha subito una delle peggiori performance della seduta, dall’altro l’intero sistema ha dimostrato di saper reagire con prontezza agli spiragli provenienti dal Medio Oriente, senza farsi travolgere dal nervosismo iniziale.

Lo strano caso di un utile che non premia

È proprio questa la contraddizione più evidente della giornata: Stellantis torna all’utile, batte le stime sui ricavi, eppure viene punita. I margini in calo in Europa e la delusione nordamericana – dove il gruppo stenta a replicare i successi di altri trimestri – hanno offerto la giustificazione tecnica a un movimento che molti avrebbero definito irrazionale, ma che in Borsa trova invece una sua logica spietata. Gli investitori hanno guardato oltre i numeri aggregati, preferendo concentrarsi sulla qualità degli utili e sulla loro sostenibilità geografica.

Il fatto che il titolo sia stato temporaneamente sospeso dalle contrattazioni rende bene l’idea della violenza del ribasso iniziale, rientrato solo in parte dopo le indiscrezioni sul fronte iraniano. Resta sul tavolo una sensazione amara per gli azionisti del gruppo: a conti fatti, aver superato le aspettative del mercato non è bastato. Così, mentre l’Europa rifiata con l’aiuto del petrolio e i listini si aggrappano a ogni parola proveniente da Teheran e Washington, Milano si ritrova a fare i conti con la propria creatura più grande, capace di produrre utili record e al tempo stesso di spaventare la sala macchine della finanza.

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