La Russia annuncia un nuovo "memorandum di pace", ma i bombardamenti continuano
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Redazione Esteri
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Mentre il Cremlino fa sapere, attraverso il ministro degli Esteri Sergej Lavrov, che presenterà a Kiev una bozza di accordo al termine dello scambio di prigionieri – il più ampio dall’inizio della guerra, con 307 persone restituite da ciascuna parte –, i raid aerei russi non si fermano. Anzi, proprio nelle ultime ore, missili e droni hanno colpito nuovamente la capitale ucraina, causando almeno 13 vittime e una cinquantina di feriti, in quello che è stato definito uno degli attacchi più violenti degli ultimi mesi.
La mossa di Mosca, che alterna gesti apparentemente distensivi a offensive militari sempre più aggressive, sembra riproporre la stessa strategia già vista in passato: da un lato si parla di negoziati, dall’altro si alza il livello della pressione bellica. Lavrov, del resto, ha già chiarito che ritiene "irrealistica" l’ipotesi di un incontro di pace mediato dal Vaticano, lasciando intendere che qualsiasi trattativa dovrà svolgersi su termini dettati dalla Russia.
Il cosiddetto "memorandum" che verrà consegnato all’Ucraina, secondo fonti vicine al governo di Putin, riprenderà le stesse condizioni già avanzate in precedenza: riconoscimento dell’annessione delle regioni occupate, neutralità militare e rinuncia a qualsiasi adesione alla Nato. Richieste che Kiev ha sempre respinto, e che difficilmente potranno essere accettate ora, mentre il conflitto entra nel suo terzo anno senza che nessuna delle due parti abbia ottenuto un vantaggio decisivo.




