Raid israeliani in Siria destabilizzano ulteriormente la regione
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Redazione Esteri
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Gli attacchi aerei israeliani sulle alture del Golan e nella zona cuscinetto, secondo quanto dichiarato dal portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, difficilmente contribuiranno a stabilizzare una Siria già profondamente destabilizzata. L'Osservatorio siriano per i diritti umani ha riferito che, per il quarto giorno consecutivo, Israele ha preso di mira l'arsenale militare siriano. Durante la notte, gli aerei da guerra israeliani hanno effettuato raid su diversi siti radar in Siria, distruggendo velivoli e apparecchiature radar all'aeroporto militare di Deir al-Zour.
Le Forze di difesa israeliane (IDF) affermano di aver distrutto circa l'80% delle forze armate del regime di Assad, con oltre 350 attacchi contro "obiettivi strategici" in Siria, tra cui Damasco, Homs, Tartus, Latakia e Palmira. Tuttavia, Israele ha replicato alle accuse, dichiarando di non essere coinvolto in quanto accade in Siria. Il portavoce militare israeliano, Nadav Shoshani, ha smentito ufficialmente ogni indiscrezione circolata nelle scorse ore sull'intenzione di Israele di avanzare o infiltrarsi in Siria.
Nel contesto di questi attacchi, emerge anche la volontà di Israele di distruggere il narcotraffico siriano del Captagon, noto come "la droga del terrorista". Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha colto l'occasione del crollo repentino del regime di Bashar al-Assad per reclamare la completa sovranità sulle contese Alture del Golan, mentre in Siria il conflitto continua a mietere vittime e a destabilizzare ulteriormente la regione.
La situazione in Siria rimane estremamente complessa e instabile, con gli attacchi israeliani che aggiungono ulteriore tensione a un contesto già critico.




