L'appello per Adam, unico sopravvissuto tra i dieci figli della pediatra di Gaza: Napoli e Veneto pronte a curarlo
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Redazione Esteri
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Undici anni, ustioni e fratture gravi, e una storia che ha scavato un solco profondo nell’anima di chi l’ha ascoltata. Adam, il bambino palestinese rimasto l’unico vivo tra i dieci figli della dottoressa Alaa Al-Najjar, pediatra dell’ospedale Nasser di Khan Yunis, potrebbe trovare in Italia una speranza di cura. La sua famiglia è stata travolta da un bombardamento israeliano che ha ucciso nove dei suoi fratelli e lasciato il padre in gravi condizioni. Ora, mentre la guerra a Gaza prosegue con altri raid e un bilancio di vittime che secondo il ministero della Salute locale supera le 54mila unità, la corsa per salvarlo si è trasformata in un appello internazionale.
Lo zio Alì, disperato, ha lanciato un grido d’aiuto rivolto all’Italia, dove due realtà distinte hanno già risposto. A Napoli, l’Associazione Ospedali Pediatrici Italiani (Aopi), guidata da Rodolfo Conenna, direttore generale del Santobono, si è detta pronta ad accogliere il piccolo. «Non possiamo restare indifferenti», ha spiegato chi segue il caso, sottolineando come le strutture locali non siano in grado di garantire le cure necessarie ad Adam, il cui corpo porta i segni di un trauma che va oltre le ferite fisiche.
Parallelamente, anche il Veneto si è mosso. Il governatore Luca Zaia ha annunciato l’attivazione del sistema sanitario regionale, dimostrando una disponibilità concreta ad ospitare il bambino. «Ci stiamo attivando», ha dichiarato, senza nascondere l’urgenza di un intervento che trascende i confini della politica. Intanto, a Roma, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha confermato che il governo sta valutando le condizioni per un trasferimento. «Siamo al lavoro», ha detto, lasciando intendere che i tempi potrebbero essere stretti.
La vicenda di Adam, sebbene simbolo di un conflitto che continua a mietere vittime innocenti, riporta l’attenzione su un dramma più ampio: quello dei civili intrappolati in una guerra senza quartiere. La madre, Alaa, medico abituata a salvare vite, si trova ora a chiedere aiuto per l’ultimo figlio rimastole, mentre attorno a lei Gaza diventa ogni giorno più invivibile. Le bombe, che non risparmiano neppure gli ospedali, rendono quasi impossibile qualsiasi operazione di soccorso.




