Crollo delle borse asiatiche trascinate dal tech, nonostante gli stimoli giapponesi
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Redazione Economia
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Le borse dell'Asia, che pure avevano cercato di arginare la crisi con un imponente pacchetto di stimoli da 21.300 miliardi di yen varato dal governo giapponese, hanno chiuso la seduta in profondo rosso, travolte da un'ondata di vendite che ha colpito in particolare il settore tecnologico. L'entusiasmo per i risultati record di Nvidia, che pure avevano superato le attese degli analisti, si è infatti dissolto in poche ore, lasciando spazio a timori diffusi riguardo a valutazioni ormai eccessive delle società operanti nel campo dell'intelligenza artificiale. Il mercato, del resto, ha semplicemente seguito la scia negativa di Wall Street, la quale, dopo un iniziale slancio rialzista, ha chiuso la sessione del 20 novembre con un netto ribasso, sbarazzandosi con decisione dei titoli high tech più esposti.
Il tracollo del Nikkei e l'inversione di tendenza
Una giornata da dimenticare, in particolare, per l'indice nipponico Nikkei 225, che ha archiviato la sessione con una flessione del 2,4%, mostrando un peggioramento tecnico piuttosto evidente. L'analisi tecnica, che stima i supporti a un livello di controllo di 48.187,3 punti, evidenzia come l'indice abbia subito un deterioramento significativo, ulteriormente confermato dall'incrocio al ribasso della media mobile a 5 giorni con quella a 34 giorni. Al rialzo, invece, un livello che polarizza i maggiori flussi in uscita è stato individuato a quota 49.813,3, un ostacolo che per il momento sembra insormontabile. Il quadro, nel suo complesso, denuncia una fragilità che gli stimoli governativi non sono riusciti a compensare, segnando una battuta d'arresto dopo un rally durato diverse settimane.
SoftBank in picchiata e il domino dei chipmaker
A Tokyo, il sell-off ha assunto contorni drammatici per alcuni titoli specifici, con SoftBank che ha perso oltre il 10% in borsa, risentendo in maniera amplificata del forte calo di Nvidia, nonostante le prospettive rialziste e gli utenti da record del colosso dei chip. Il crollo, che ha coinvolto in un effetto domino gran parte dei chipmaker asiatici, è stato guidato da un duplice fattore: da un lato, la correzione dei titoli tecnologici statunitensi, e dall'altro, il venir meno delle speranze degli investitori di un taglio dei tassi d'interesse a dicembre da parte della Federal Reserve. Quest'ultimo elemento, in particolare, ha contribuito a creare un clima di incertezza che ha spinto molti a liquidare le posizioni più rischiose.
Il contagio in Europa e i dubbi persistenti
Anche le borse europee, intanto, si muovono in territorio negativo, riflettendo l'umore prevalente a Wall Street, dove la spinta iniziale generata dai dati Nvidia si è esaurita rapidamente, soverchiata da un rapporto sul lavoro dai segnali contrastanti. Sui listini continano a prevalere, senza soluzione di continuità, i dubbi sulla reale tenuta del comparto legato all'intelligenza artificiale, sospeso tra maxi-investimenti, che ne hanno gonfiato le valutazioni, e la difficoltà di tradurre le aspettative in profitti sostenibili nel lungo periodo. L'incertezza sulle prossime mosse della Fed, alle prese con un'economia che manda segnali non univoci, completa un quadro già di per sé complesso, nel quale gli operatori sembrano aver scelto, per il momento, la via della prudenza.




