Lindsey Vonn e il quinto intervento dopo la caduta a Milano Cortina: «Sei ore di operazione, tante viti e placche per rimettere insieme tutto»

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   La quinta operazione, quella che avrebbe dovuto rappresentare un altro, doloroso passo nel percorso di recupero tracciato dai sanitari statunitensi dopo il rientro in patria, è stata superata, ma il conto con il dolore, quello vero, quello che non guarda in faccia né i campioni né i loro sogni infranti sulle piste da sci, è tutt’altro che chiuso. Lindsey Vonn, la campionessa che aveva scelto di rimettersi in gioco per le Olimpiadi di Milano Cortina 2026, spegnendo il motore della sua seconda carriera dopo appena tredici secondi dalla partenza della discesa libera sulle nevi di Cortina, ha aggiornato i suoi follower dall’ospedale negli Stati Uniti con un messaggio che è insieme un bollettino di guerra e un atto di resilienza. L’intervento, eseguito dal dottor Hackett – e si tratta di un passaggio significativo, questo cambio di mano clinica dagli ospedali italiani a quelli americani – è durato poco più di sei ore, un lasso di tempo durante il quale i chirurghi hanno lavorato per rimettere ordine dove l’impatto con il suolo, l’8 febbraio, aveva provocato fratture multiple al femore e alla gamba sinistra. Le immagini pubblicate dalla stessa atleta, e in particolare le lastre che mostrano l’arto martoriato, offrono una testimonianza visiva, cruda e senza filtri, della complessità del trauma subito: si vedono, nitide, le placche e le viti che ora tengono insieme i segmenti ossei, una sorta di impalcatura metallica che dovrà sostenere il peso di un Corpo abituato a viaggiare a cento chilometri all’ora sul ghiaccio.

La progressione degli interventi e il passaggio dalle cure italiane a quelle statunitensi

Il percorso clinico di Vonn, dopo quella maledetta domenica in cui il suo braccio destro si è agganciato a una porta, sbilanciandola in volo, è stato un vero e proprio calvario fatto di ferri chirurgici e sale operatorie. Nei primissimi giorni successivi alla caduta, la sciatrice era stata elitrasportata all’ospedale Ca’ Foncello di Treviso, dove i medici italiani, sotto la direzione del primario, si erano trovati a gestire una fase acuta e complessa. In quell’ospedale veneto, Vonn era stata sottoposta a una serie di interventi – quattro, per la precisione – volti a stabilizzare la frattura scomposta della tibia e a gestire le conseguenze di un impatto devastante. Era stato un periodo di ricovero intenso, durante il quale la campionessa non aveva mai smesso di condividere frammenti della sua quotidianità ospedaliera, suscitando un’ondata di affetto da parte dei tifosi, ma anche qualche tensione con il personale sanitario: il primario Zanatta, stando a quanto ricostruito, aveva manifestato tutto il suo disappunto per la pubblicazione di video girati in terapia intensiva, un luogo che richiederebbe riservatezza e rispetto per la sofferenza altrui. Poi, la scorsa settimana, era arrivato il trasferimento negli Stati Uniti, dove Vonn stessa aveva preannunciato che la tabella di marcia prevedeva un ulteriore intervento, il quinto appunto. Ora quel passaggio è stato completato, sebbene la degenza, come lei stessa racconta, non sia ancora terminata a causa delle difficoltà incontrate nel post-operatorio.

La testimonianza social e le difficoltà del recupero dopo le fratture multiple

«Ci sono volute poco più di sei ore per completare l’operazione – ha scritto Vonn nel suo ultimo aggiornamento social, pubblicando accanto alle parole le immagini delle radiografie – e come potete vedere, sono state necessarie molte viti e placche per rimettere insieme le ossa». La scelta di rendere pubbliche lastre così invasive non è solo un vezzo da celebrità abituata a condividere ogni aspetto della propria vita, ma sembra piuttosto un modo per documentare, con la precisione di un referto medico, la reale portata di quanto accaduto. La campionessa parla di progressi lenti e di un dolore che si fa fatica a gestire, una ammissione che arriva dopo giorni in cui, dal letto dell’ospedale, aveva descritto la propria condizione come «davvero brutta». L’incidente olimpico, va ricordato, era avvenuto in circostanze particolarmente drammatiche: Vonn era scesa in pista nonostante avesse già una lesione al crociato, e il suo sogno di concludere la carriera con una medaglia si era infranto in pochi secondi, lasciando spazio a un incubo fatto di rianimazione e blocchi operatori. Ora, dall’altra parte dell’Oceano, mentre il dottor Hackett e la sua equipe monitorano la situazione, l’unica certezza è che la strada per tornare a una vita normale sarà lastricata di riabilitazione e di pazienza.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.