Lindsey Vonn, il terzo intervento è riuscito: “Sto facendo progressi, anche se lenti”
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Redazione Sport
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L’immagine della campionessa distesa sul lettino, con quell’impalcatura metallica che le abbraccia la gamba sinistra, è il segno tangibile di quanto il Corpo degli atleti, persino dei più grandi, abbia un prezzo. Lindsey Vonn, la quarantunenne che fino a pochi giorni fa sfidava la pista Olympia delle Tofane con un legamento crociato anteriore completamente reciso, ha affidato ai social l’esito del suo terzo intervento chirurgico, quello che i sanitari dell’ospedale Ca’ Foncello di Treviso – dov’è stata trasferita dopo il primo soccorso a Cortina – hanno eseguito per ridurre definitivamente la complessa frattura alla tibia riportata nella rovinosa caduta di domenica 8 febbraio -1-5-8. Il messaggio pubblicato a corredo delle fotografie, che la ritraggono sorridente nonostante tutto, è privo di retorica: “Oggi ho affrontato il mio terzo intervento ed è andato bene. Il successo oggi ha un significato completamente diverso rispetto a qualche giorno fa” -4-7. Quella parola, successo, che per anni ha significato medaglie, coppe di cristallo e discese vinte a centotrenta chilometri orari, adesso si misura nella stabilità di un osso e nella lentezza del recupero.
Il piano terapeutico, come accade in traumi di questa gravità, è stato scaglionato. I chirurghi, il primario di ortopedia Stefano Zanarella e il suo vice Nicolò Bassi, avevano inizialmente applicato un fissatore esterno: una sorta di ponte in metallo e carbonio che tiene insieme i monconi della frattura permettendo ai tessuti molli, devastati dall’impatto, di riprendersi dallo shock -5. È quello che si vede nelle fotografie, quel reticolo di barre e viti che fuoriesce dalla gamba e che impressiona chi è abituato a vedere Vonn volare tra i pali, non ferma su un letto. Il terzo passaggio chirurgico, quello di cui la sciatrice del Minnesota ha dato notizia, serve a preparare il campo per la sintesi definitiva: quando il gonfiore sarà scomparso completamente, i medici procederanno con l’inserimento di placche e viti interne per stabilizzare la tibia in via permanente -4.
Vonn, che era tornata alle gare nel dicembre 2024 dopo una sostituzione parziale di titanio al ginocchio destro, aveva costruito il suo ritorno olimpico su fondamenta che per qualsiasi altro atleta sarebbero state inaccettabili -3-7. Entrata in pista con zero per cento di crociato al ginocchio sinistro – come aveva tenuto a precisare lei stessa per smentire voci di un infortunio meno grave – aveva completato due prove cronometrate venerdì e sabato, convincendo sé stessa e il suo entourage che il miracolo fosse possibile -2-6. Poi, tredici secondi dopo il via, il bastoncino destro che aggancia il primo palo alla cresta del salto, il che perde l’equilibrio e si avvita, l’urlo soffocato dal casco, l’elicottero che si alza sopra il tracciato -3-9.
Nel post che sta facendo il giro del mondo, la campionessa ha voluto ringraziare in modo puntuale chi l’ha assistita. “Sono grata a tutto lo straordinario personale medico, agli amici, alla famiglia che mi sono stati accanto e alla meravigliosa ondata di affetto e sostegno arrivata da persone di tutto il mondo” -8. Non un ringraziamento generico, ma una lista precisa di presidi: i chirurghi che le hanno salvato la gamba, il padre Alan Kildow che, stando a quanto riferito dall’Associated Press, le è accanto “in ogni momento”, i tifosi che continuano a riempire l’ospedale trevigiano di mazzi di fiori -5-7. Poi il pensiero è volato a ciò che accade lontano da quel reparto, là fuori, sulle nevi di Cortina dove le sue compagne di squadra stanno ancora gareggiando. Breezy Johnson, che ha vinto la medaglia d’oro proprio nella discesa in cui Vonn è caduta; Isabella Wright, che l’ha definita “la più cattiva in circolazione” nei commenti al post; Jackie Wiles, arrivata quarta a un soffio dal podio -3-7. Per loro, per tutti gli atleti del Team Usa che in questi giorni stanno gareggiando, Lindsey ha trovato la forza di scrivere: “Mi state ispirando e mi date qualcosa per cui fare il tifo” -4.
La dinamica della caduta è già stata archiviata dalle prime ricostruzioni tecniche. Vonn ha tagliato troppo stretto la linea nel traversone iniziale, quel primo muro di ghiaccio su cui ha vinto dodici volte in carriera, e la lama dello sci non ha tenuto -2-9. Aksel Lund Svindal, il suo allenatore, l’aveva vista sciare bene venerdì ed era convinto che potesse fare qualcosa di spettacolare -9. Non è andata così. Il silenzio del pubblico, quel boato che si strozza in gola quando si capisce che non è una semplice scivolata, è ancora il rumore di fondo di queste Olimpiadi. Vonn ha rotto la tibia sinistra in più punti, una lesione che il direttore sanitario della Federazione italiana sport invernali, Andrea Panzeri, ha definito compatibile con la necessità di una fissazione esterna -7. Lui non l’ha operata e non ha visto le lastre, ha precisato, ma nulla di ciò che è successo lo sorprende: “Nel nostro lavoro non dovrebbe sorprenderti nulla, perché ogni situazione è diversa” -7.




