Pixel 10a è qui, Google scommette che l’intelligenza artificiale conti più dell’hardware
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Nel mercato degli smartphone di fascia media, esiste da sempre una specie di patto non scritto con l’utente: un prezzo più contenuto, e questo lo si sa, comporta quasi inevitabilmente qualche rinuncia, e la fotocamera è spesso la prima a farne le spese. Google, con il nuovo Pixel 10a presentato ufficialmente e in arrivo in Italia dal 5 marzo, prova a ribaltare questo schema, scommettendo su una ricetta che privilegia l’elaborazione computazionale e l’intelligenza artificiale rispetto alla pura potenza bruta dei sensori -1. Il dispositivo, che mantiene il prezzo di partenza di 549 euro per la versione da 128 GB, si presenta con un design rinnovato che elimina la classica sporgenza del comparto fotografico, integrandolo perfettamente a filo con una scocca posteriore completamente piatta, una scelta, questa, che migliora l’ergonomia e la stabilità del telefono quando appoggiato -2.
A muovere Pixel 10a è il processore Tensor G4, lo stesso chip dei top di gamma, che consente di gestire in modo efficiente l’intera suite di funzioni legate all’intelligenza artificiale di Google, da Gemini Live per conversazioni naturali fino a strumenti come “Cerchia e Cerca” -3. L’adozione di questo processore, abbinato a 8 GB di RAM, non punta a inseguire i benchmark più estremi, ma a garantire un’esperienza d’uso fluida e, soprattutto, a rendere accessibili a una platea più ampia una serie di funzionalità fotografiche che fino a ieri erano appannaggio esclusivo dei modelli più costosi. La fotocamera principale, un sensore da 48 megapixel affiancato da un’ultrawide da 13 megapixel, rimane la stessa sul piano hardware, ma a fare la differenza, secondo la strategia di Mountain View, è il software -4.
Tra le novità più rilevanti introdotte su questo modello spiccano due funzioni che sfruttano i modelli Gemini. La prima, “Camera Coach”, agisce come un vero e proprio tutor di fotografia, offrendo suggerimenti in tempo reale su illuminazione e composizione per guidare l’utente verso lo scatto migliore -5. La seconda, “Auto Best Take”, rappresenta un’evoluzione nella fotografia di gruppo: con un solo scatto, il sistema analizza diversi fotogrammi e seleziona automaticamente per ogni soggetto l’espressione migliore, risolvendo il problema classico di qualcuno che chiude gli occhi proprio nel momento cruciale -6. Si arricchisce anche la funzione “Add Me”, che permette ora di includere il fotografo in scatti di gruppo anche piuttosto numerosi, e viene potenziata la condivisione con Quick Share, che diventa compatibile con AirDrop, facilitando lo scambio di file con dispositivi Apple -7.




