Hyundai Nexo, cinque minuti per il pieno di idrogeno e un’autonomia da 826 km
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Redazione Economia
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L’eterno dibattito sulla propulsione del futuro, quello che vede contrapposti i difensori a oltranza dei combustibili fossili – benzina e gasolio pronti a non lasciare mai davvero la scena – ai ferventi sostenitori dell’elettrificazione pura, rischia di offuscare una terza via, silenziosa ma tecnologicamente avanzata: l’idrogeno. In questo scenario, per certi versi ancora di nicchia, si inserisce la nuova Hyundai Nexo, giunta alla terza generazione di un’evoluzione iniziata quasi trent’anni fa, quando pochi avrebbero scommesso su celle a combustibile e serbatoi ad alta pressione. La Casa coreana, che già nel 2013 aveva stupito il mercato con la ix35 Fuel Cell – prima vettura FCEV prodotta in serie al mondo – rilancia ora con un Suv dalle caratteristiche tecniche notevoli, a patto di fare i conti con una realtà infrastrutturale, quella italiana, ancora fortemente carente.
Pieno lampo e record di percorrenza, ma i distributioni restano un miraggio
La vera rivoluzione della Nexo, se così si può definire in assenza di una rete capillare di rifornimento, risiede nella combinazione tra tempi di rifornimento e autonomia. Bastano infatti cinque minuti, nemmeno il tempo di un caffè al bancone, per riempire i serbatoi da 6,69 kg di idrogeno a una pressione di 700 bar. Una volta effettuata l’operazione – che richiede stazioni di rifornimento specifiche, ancora pochissime in Italia – il Suv promette 826 km nel ciclo misto WLTP. Una cifra che, sulla carta, surclassa gran parte delle elettriche a batteria e si avvicina ai record delle migliori diesel. Peccato che, come spesso accade per le tecnologie in attesa di decollo, l’infrastruttura viaggi a velocità inversamente proporzionale: pochi impianti, concentrati in aree circoscritte, rendono la Nexo una vettura per pionieri o per flotte aziendali strutturate.
Un futuro di nicchia secondo gli analisti, con i camion in pole position
Chi osserva il mercato con lente statistica tende a ridimensionare le aspettative sull’idrogeno per l’auto privata. La maggior parte degli analisti, infatti, prevede che tra una ventina d’anni i veicoli a zero emissioni locali alimentati a celle a combustibile rappresenteranno appena il 4% del parco circolante. Una quota marginale, certo, ma che potrebbe schizzare al 20% restringendo il campo ai soli camion. Un dato, quest’ultimo, che spiega bene la strategia di chi – come Hyundai – continua a investire nella tecnologia fuel cell senza inseguire il volume delle vendite di massa, ma puntando piuttosto sui segmenti pesanti e sulla trazione a lunga percorrenza. La Nexo, in questo senso, diventa un laboratorio viaggiante: ne vengono realizzate poche, a un prezzo elevato, e chi le acquista sa di muoversi su un crinale ancora sperimentale.
Milano Serravalle prova a rompere l’impasse, ma la strada resta in salita
Qualche segnale di inversione di tendenza, per chi guarda al fronte dei rifornimenti, arriva dall’iniziativa della Milano Serravalle. Il progetto punta a costruire la prima rete italiana di stazioni di idrogeno, un’infrastruttura che – se realizzata – potrebbe finalmente collegare alcuni snodi strategici del Nord. Un’accelerazione che, però, non risolve il problema strutturale: senza un numero critico di colonnine sparse sul territorio, vetture come la Nexo restano confinate in un’audace anteprima tecnologica più che in una concreta alternativa alla mobilità quotidiana. Il comfort, la spaziosità e la briosità del Suv – tutti elementi riconosciuti anche dalla critica specializzata – contano fino a un certo punto, se per viaggiare oltre i confini della propria città si rischia di rimanere a secco.




