Zelensky all'Ue: in un mese e mezzo l'oleodotto Druzhba sarà riparato
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Redazione Esteri
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La tensione diplomatica che nelle ultime settimane aveva visto contrapposti Kiev e Bruxelles, con Ungheria e Slovacchia a fare da pungolo, potrebbe finalmente trovare una composizione. Volodymyr Zelensky, con una lettera indirizzata ai presidenti dell'Unione Europea Antonio Costa e Ursula von der Leyen, ha ufficializzato l'impegno dell'Ucraina a ripristinare il funzionamento dell'oleodotto Druzhba, la fondamentale infrastruttura che trasporta petrolio verso l'Europa centrale e che era stata danneggiata da un attacco russo alla fine di gennaio. Nella missiva, il presidente ucraino ha indicato una tempistica precisa per il ritorno alla piena operatività: "entro un mese e mezzo", a patto che Mosca non metta in atto ulteriori bombardamenti contro l'infrastruttura. La soluzione tecnica individuata da Kiev, ha spiegato Zelensky, prevede un bypass per aggirare il tratto danneggiato, un intervento che dovrebbe consentire di ripristinare la capacità di pompaggio necessaria a garantire la sicurezza del transito. I danni riportati dalla stazione di Brody, hanno chiarito fonti tecniche citate nella lettera, sono particolarmente gravi e senza un ripristino della pressione nel sistema, qualsiasi flusso sarebbe tecnicamente impossibile da gestire.
L’Ue accoglie la disponibilità ucraina e sblocca gli aiuti finanziari
La risposta delle istituzioni europee non si è fatta attendere. Costa e von der Leyen, in una dichiarazione congiunta diffusa subito dopo aver ricevuto la comunicazione da Kiev, hanno confermato che l'Ucraina ha "accolto con favore e accettato" l'offerta di sostegno tecnico e finanziario avanzata nei giorni scorsi dalla Commissione. Un'offerta che arriva in un momento cruciale per le casse di Kiev, visto che Ungheria e Slovacchia avevano posto il veto sul maxi-prestito da 90 miliardi di euro destinato all'Ucraina per il biennio 2026-27, condizionando il loro assenso proprio alla ripresa dei flussi attraverso il Druzhba. Budapest, in particolare, aveva accusato Zelensky di voler utilizzare il blocco del petrolio come leva politica, un'accusa che il leader ucraino nella sua lettera ha definito categoricamente "infondata", ribadendo come l'interruzione delle forniture sia esclusivamente la conseguenza dei "ripetuti attacchi terroristici russi" contro le infrastrutture energetiche del paese.
La complessa ingegneria del bypass e i timori per nuovi attacchi
La riparazione, come emerge dai dettagli tecnici contenuti nella corrispondenza tra Zelensky e i vertici Ue, non sarà un'operazione semplice o immediata. L'Ucraina, attraverso la compagnia nazionale Naftogaz, ha già quasi completato i lavori preparatori per la soluzione alternativa, ma l'intero processo è soggetto a una variabile impazzita: la minaccia costante di nuovi raid russi. "Prevediamo che entro circa un mese e mezzo la stazione di pompaggio di Brody ripristinerà la sua funzionalità", ha scritto Zelensky, aggiungendo una clausola che suona quasi come un monito: "ovviamente in assenza di ulteriori attacchi da parte della Russia". La precisazione non è un dettaglio di poco conto, perché il Cremlino, in passato, ha più volte preso di mira proprio quei nodi infrastrutturali da cui dipende la sicurezza energetica dei paesi europei, e un nuovo bombardamento azzererebbe gli sforzi fatti fino a oggi, riportando la situazione al punto di partenza o peggiorandola ulteriormente.
Il nodo delle sanzioni e il futuro del transito del greggio non russo
Oltre alla gestione dell'emergenza immediata, la lettera di Zelensky apre uno spiraglio su scenari più ampi, legati alla diversificazione energetica dell'Europa. Il presidente ucraino ha sottolineato come Kiev, nonostante i continui attacchi subiti, rimanga in grado di offrire rotte alternative per il transito di petrolio greggio non russo verso i paesi dell'Europa centrale e orientale. Un'indicazione che sembra andare nella direzione tracciata dal piano RePowerEu, che prevede l'eliminazione completa delle importazioni di idrocarburi russi entro il 2027. Sul tavolo, tuttavia, resta anche la questione del ventesimo pacchetto di sanzioni contro Mosca, bloccato anch'esso da Budapest e Bratislava. Il via libera ai lavori sul Druzhba, se porterà a una rapida soluzione tecnica, potrebbe spianare la strada allo sblocco di entrambe le partite, restituendo ossigeno all'economia ucraina e riallineando le posizioni all'interno dell'Unione proprio mentre il Consiglio Europeo si appresta a discutere del nuovo sostegno finanziario a Kiev.




