Leone XIV in Angola: la preghiera del Papa a Muxima, dove la fede si intreccia alla tratta degli schiavi

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Muxima, che nella lingua kimbundu significa “cuore”, ha battuto oggi all’unisono con quello della cristianità. Papa Leone XIV, nel suo secondo giorno di viaggio in Angola, ha raggiunto in elicottero l’antico santuario di “Mamã Muxima”, un luogo che custodisce una delle pagine più dolorose e complesse della storia africana. Situato lungo il fiume Kwanza, a sud di Luanda, questo complesso religioso – eretto dai colonizzatori portoghesi alla fine del XVI secolo – non fu soltanto un avamposto della fede, ma divenne purtroppo un epicentro logistico della tratta atlantica degli schiavi. È qui, tra le mura che hanno visto migliaia di uomini e donne ridotti in catene venire battezzati prima di essere deportati verso le Americhe, che il Pontefice ha scelto di recitare il Rosario e lanciare un messaggio che ha scosso la spianata stracolma di fedeli.

Si suda, si balla e si canta in questa spianata dove la spiritualità si fonde alla natura selvaggia, e tra la folla si brandiscono coroncine e bandiere mentre il “Papa Leão” viene accolto come un angelo messaggero di pace. Nel suo intervento, pronunciato dopo la recita dei misteri gloriosi, il Papa ha voluto ribaltare il significato storico di questo luogo. “È l’amore che deve trionfare, non la guerra!” ha esclamato, trasformando un simbolo di violenza e sfruttamento in un altare di riconciliazione. Non è stato un caso che il Pontefice abbia scelto questo scenario per affidare ai giovani un “grande progetto”: quello di costruire un mondo migliore dove non ci siano più né guerre né miseria, aggiungendo un monito implicito contro ogni forma di ingiustizia e disonestà.

Il “cuore” di Maria e l’abbraccio a un passato controverso

La visita assume un peso specifico ancora maggiore se si considera il contesto storico che avvolge il santuario. Dedicato all’Immacolata Concezione, il popolo lo ha ribattezzato spontaneamente “Mamã Muxima” (Madre del Cuore), un titolo che Papa Leone ha voluto sottolineare per trasformare il dolore in speranza. I portoghesi, forti di direttive papali del XV secolo che autorizzavano la sottomissione dei non cristiani, fecero di questo avamposto un centro di raccolta cruciale: più di 5 milioni di persone partirono dall’Angola verso la schiavitù, un numero impressionante se paragonato al totale degli oltre 12 milioni di africani deportati. Oggi, di fronte a quella che fu una “casa del dolore”, il Papa ha pregato perché diventi una “casa della vita”, chiedendo ai fedeli di lasciarsi coinvolgere dai sentimenti del cuore di Maria per diventare operatori di giustizia.

L’appello alla gioventù tra musica e tradizione

L’atmosfera, nonostante la solennità del gesto, è stata caratterizzata da una gioia incontenibile. I giovani, numerosissimi, hanno risposto con cori e grida di “bem-vindo” al Pontefice, che ha parlato loro con un tono familiare e diretto. “Specialmente voi, giovani, prendetelo come un segno”, ha detto Leone XIV riferendosi alla costruzione del nuovo santuario, in corso su quella stessa spianata. L’invito è stato quello di essere “angeli-messaggeri” di vita, portando la carezza di Maria in un mondo ferito. Il riferimento alla pace è stato costante, così come la condanna implicita alla guerra, un tema che risuona particolarmente in un Paese che porta ancora le cicatrici di una lunga guerra civile dopo l’indipendenza dal Portogallo (avvenuta solo nel 1975).

Un viaggio che guarda al futuro senza dimenticare le ferite

Mentre il sole tramontava sul fiume Kwanza, la figura di Leone XIV – il primo Papa a visitare specificamente questo santuario – si stagliava davanti all’altare. Sebbene la sua agenda includa anche la lotta alla corruzione e il sostegno alle fasce deboli, la sosta a Muxima resterà negli annali come il momento di maggiore intensità simbolica di questa tappa africana. I fedeli, molti dei quali arrivati a piedi da province lontane, hanno partecipato alla messa e alla recita del Rosario con una devozione “antica e semplice”, come l’ha definita lo stesso Papa. Lasciando il santuario, il Pontefice ha affidato alla Madonna del Cuore le sorti di un continente che, nonostante le ferite inferte dalla storia, cerca di rialzarsi guardando alla fede come a un faro nella notte.

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