Emiliano, il passo indietro condizionato che non placa la guerra in Puglia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Michele Emiliano, dopo aver tenuto duro per settimane, ha comunicato la sua disponibilità a fare un passo indietro, ritirando la propria candidatura alla Regione Puglia. La decisione, maturata in seguito all’incontro a Bari con il mediatore Francesco Boccia, è stata presentata come un atto di responsabilità «per il bene della Puglia e dei pugliesi», sebbene le sue parole lascino trasparire un certo risentimento per una mossa percepita più come un’imposizione che come una scelta volontaria.

La segretaria del Pd, Elly Schlein, e il candidato designato Antonio Decaro hanno definito «generoso» il gesto del governatore uscente, un aggettivo che, in certi ambienti, suona quasi beffardo. Emiliano, noto per la sua energia da bulldozer in campagna elettorale, si trova così in un silenzio tattico, blindato dalla segreteria nazionale, in attesa degli sviluppi. La sua rinuncia, tuttavia, non è affatto incondizionata e rappresenta solo il primo capitolo di una vicenda ancora tutta da scrivere.

Il vero nodo da sciogliere, infatti, rimane la posizione di Nichi Vendola, altro ex governatore la cui presenza nella competizione è vista da Decaro come un elemento di disturbo. L’eurodeputato, forte dell’appoggio di Schlein che lo definisce «la candidatura più competitiva», insiste affinché anche Vendola si faccia da parte, temendo che una frammentazione del campo progressista possa rivelarsi fatale in caso di ballottaggio. La mediazione di Boccia, dunque, ha scongiurato uno scontro frontale ma non ha risolto l’impasse che attanaglia la coalizione.

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