Il soccorso di Trump allo yen non cambia i fondamentali: l'intervento da 90 miliardi e il carry trade

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L'intervento senza precedenti della Federal Reserve di New York, che su impulso del Tesoro americano ha venduto euro per acquistare yen in quella che è stata definita una "riallocazione di riserve", ha restituito fiato alla valuta nipponica per alcuni giorni. L'operazione, che affonda le radici in un "gesto di amicizia" secondo le parole del presidente Donald Trump, ha riportato il cambio da quota 163,24 yen per dollaro – minimo dal dicembre 1986 – a circa 158.

Tuttavia, l'euforia iniziale dei mercati, alimentata dalla prima azione congiunta di questo tipo dal lontano 1998, si è rapidamente scontrata con una realtà economica implacabile: i differenziali dei tassi di interesse tra Tokyo e Washington restano un macigno, e il carry trade, seppur scosso, continua a rappresentare una minaccia per la stabilità della moneta giapponese.

La mossa da trader di Bessent e il ruolo dell'euro

A coordinare l'operazione, con uno stile che ha sorpreso gli osservatori più navigati, è stato il segretario al Tesoro Scott Bessent. Ex gestore di hedge fund, Bessent ha utilizzato tecniche tipiche della finanza speculativa per anticipare e preparare il terreno all'intervento. Un suo blocco notes, fotografato durante una riunione a Camp David, riportava la scritta "To Do: Buy Japanese Yen (JPY) $5-10 bil", un leak calcolato per orientare le aspettative.

L'operazione ha avuto una peculiarità tecnica che ha lasciato interdetta la Banca Centrale Europea: per sostenere lo yen, gli Stati Uniti hanno venduto euro, una scelta che ha evitato di indebolire ulteriormente il dollaro ma che è stata interpretata come una rottura delle consuetudini di cooperazione tra le autorità monetarie occidentali. Fonti citate dal Financial Times hanno rivelato che Christine Lagarde è stata informata solo a operazione conclusa, alimentando più di un malumore a Francoforte.

I numeri dell'intervento: oltre 90 miliardi di dollari

Le dimensioni dell'intervento congiunto sono state imponenti, con stime che collocano l'ammontare complessivo della manovra oltre i 90 miliardi di dollari. L'obiettivo dichiarato, ribadito sia da Trump che dal ministro delle Finanze giapponese Satsuki Katayama, era contrastare la "volatilità eccessiva" e i "movimenti disordinati" dello yen.

Washington, forte della sua eccezionale solidità finanziaria, ha voluto porsi come alleato affidabile di Tokyo, con il segretario Bessent che ha subito dopo l'intervento dichiarato che l'amministrazione Trump farà "tutto il necessario" per sostenere la valuta giapponese. La mossa, però, ha avuto un effetto a catena sui mercati azionari, spingendo l'S&P 500 a nuovi massimi storici grazie al crollo dei rendimenti dei Treasuries e al calo dei prezzi del petrolio, conseguenze indirette della chiusura forzata delle posizioni di carry trade.

Il ritorno del carry trade e l'analisi di Goldman Sachs

Nonostante la botta subita, le premesse strutturali per un ulteriore indebolimento dello yen restano intatte, a testimonianza del fatto che un intervento, per quanto massiccio, non può ribaltare i fondamentali. Il differenziale di tasso tra un Giappone che mantiene una politica monetaria estremamente accomodante e gli Stati Uniti, dove la Fed tiene i tassi su livelli elevati, continua a rendere il carry trade un'operazione estremamente redditizia.

La strategia, che consiste nel prendere in prestito yen a bassissimo costo per investire in valute e asset ad alto rendimento come il dollaro australiano o la corona norvegese, ha generato rendimenti superiori al 4% in un solo anno. Un report di Goldman Sachs, pubblicato prima dell'intervento, prevede che lo yen continuerà a indebolirsi fino a toccare quota 165 entro un anno, nonostante la sua estrema sottovalutazione, proprio a causa di queste pressioni fiscali e dei differenziali di tasso.

L'intervento, secondo gli analisti della banca d'affari, avrà probabilmente un'efficacia limitata e di breve durata se i fondamentali macroeconomici non cambieranno direzione.

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