Guerra Usa-Iran, Trump rivela il controllo dello Stretto di Hormuz
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Redazione Esteri
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La guerra Usa-Iran torna al centro dell’attenzione dopo le dichiarazioni di Donald Trump sullo Stretto di Hormuz e sulla possibilità di nuove escalation. Il presidente americano ha affermato che gli Stati Uniti controllano completamente il tratto di mare strategico, sostenendo che l’intero stretto sia stato sminato e che Washington disponga ancora delle capacità per aumentare la pressione. Trump ha però riconosciuto che l’Iran può creare problemi nell’area, considerata rilevante per i traffici energetici internazionali, pur descrivendo il Paese come in difficoltà economica.
Trump e lo Stretto di Hormuz, il punto centrale della tensione Usa-Iran
Durante un intervento nello Studio Ovale, dopo la firma di un ordine esecutivo sulle raccomandazioni per le vaccinazioni pediatriche, Trump ha ribadito la posizione degli Stati Uniti sullo Stretto di Hormuz. «Controlliamo lo stretto al 100%», ha dichiarato il presidente americano, aggiungendo che l’Iran potrebbe comunque tentare di ostacolare la situazione in quel tratto di mare. Le sue parole arrivano mentre resta alta l’attenzione sul confronto tra Washington e Teheran e sulle possibili conseguenze di un ulteriore aumento della tensione.
Nel corso delle dichiarazioni, Trump ha sottolineato che l’Iran avrebbe ancora la possibilità di creare difficoltà nello Stretto di Hormuz, ma ha collegato questa capacità alla situazione economica del Paese. Il presidente Usa ha infatti affermato che l’Iran «è al verde» e che non avrebbe le risorse necessarie per sostenere a lungo un confronto più ampio. La questione dello stretto resta quindi uno degli elementi principali nel quadro della guerra Usa-Iran, per il ruolo strategico attribuito a questa area marittima.
La minaccia di attentato iraniano e il trasferimento segreto di Trump
Un altro elemento emerso riguarda il rientro di Trump dalla Turchia dopo il summit Nato dell’8 luglio, quando il presidente americano sarebbe stato trasferito in segreto su un altro aereo per una minaccia ritenuta concreta di attentato iraniano. Secondo quanto riportato dal Washington Post, Trump aveva inizialmente fatto credere di salire sull’Air Force One davanti alle telecamere, ma pochi minuti dopo avrebbe lasciato il grande aereo presidenziale per raggiungere un C-32A dell’Aeronautica americana.
Il trasferimento sarebbe avvenuto attraverso un camion per il catering aeroportuale, normalmente utilizzato per caricare pasti e altre provviste prima della partenza. I giornalisti e i membri dello staff della Casa Bianca presenti sul volo erano convinti che Trump fosse a bordo dell’Air Force One, mentre la procedura adottata avrebbe previsto un cambio riservato su un aereo militare più piccolo. La misura sarebbe stata decisa proprio per il rischio di un possibile attentato legato alla minaccia iraniana.
Il volo militare dalla Turchia e il rischio di un conflitto più ampio
La vicenda del trasferimento dalla Turchia si inserisce nel quadro delle tensioni tra Stati Uniti e Iran, con l’attenzione rivolta anche agli sviluppi regionali. La Casa Bianca aveva riferito che il presidente americano fosse sull’Air Force One, ma le informazioni successive hanno descritto una partenza diversa, realizzata con uno stratagemma per motivi di sicurezza. Il rientro dal vertice Nato è così diventato un episodio collegato direttamente alla percezione del rischio di un attacco.
Anche le Nazioni Unite hanno segnalato il rischio di un conflitto su larga scala nello Yemen, aggiungendo un ulteriore elemento al contesto internazionale legato alla tensione nell’area. Le dichiarazioni sul controllo dello Stretto di Hormuz e il volo segreto di Trump dalla Turchia mostrano due aspetti della stessa fase di confronto: da una parte la gestione delle rotte strategiche, dall’altra le misure adottate per proteggere il presidente americano.
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