La tregua al Santo Sepolcro: Pizzaballa esclude un disegno preordinato, “solo incomprensioni”
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Nel pomeriggio di quest’oggi a Gerusalemme, nella sede della curia patriarcale, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino, e il custode di Terra Santa, padre Francesco Ielpo, hanno incontrato i giornalisti per una conferenza stampa che, se le cronache degli ultimi giorni non avessero preso un’altra piega, si sarebbe verosimilmente concentrata sul significato della Pasqua per la comunità cristiana in questa nuova stagione di guerra mediorientale. Invece, buona parte dell’attenzione è stata assorbita dall’incidente della domenica delle palme, quel braccio di ferro sull’accesso al Santo Sepolcro che aveva rischiato di trasformarsi in una crisi diplomatica dalle proporzioni internazionali.
Un incidente chiuso senza recriminazioni
A distanza di un giorno dalla tregua siglata con le autorità israeliane, che ha sbloccato l’impasse sulle celebrazioni, Pizzaballa ha volto lo sguardo avanti, cercando di archiviare le polemiche senza alimentare ulteriori tensioni. Tornando sull’episodio, il patriarca ha parlato esplicitamente di “incomprensioni”, un termine che ha scelto con cura per evitare di trasformare un incidente operativo in uno scontro di principio. “Non credo che ci fosse una specifica intenzione di proibire a cristiani e musulmani di partecipare”, ha dichiarato Pizzaballa ai cronisti, smontando la tesi di una volontà politica preordinata ai danni della libertà di culto. Secondo la sua ricostruzione, alla base del contendere ci sarebbe piuttosto una sottovalutazione, da parte delle forze di sicurezza, “dell’importanza e della sensibilità di questi luoghi, e l’importanza, per la comunità, di avere, anche se solo in modo simbolico, un rito celebrato in un luogo che ha un significato così forte per ogni comunità”.
L’accordo che ricorda la pandemia
La soluzione trovata per sbloccare la situazione, in effetti, restituisce l’immagine di una celebrazione che si terrà ma in condizioni straordinarie. L’accordo raggiunto prevede che i celebranti potranno entrare nel Santo Sepolcro mentre i fedeli seguiranno le funzioni da remoto, in diretta streaming, in una formula che molti hanno subito accostato alle misure adottate durante il periodo del lockdown. La settimana santa, insomma, resta garantita nel suo fulcro liturgico, anche se l’aspetto partecipativo viene drasticamente ridimensionato per evitare nuovi attriti. Il Patriarcato latino, nel ringraziare il presidente israeliano Isaac Herzog per il ruolo giocato nella mediazione, ha voluto marcare una distinzione: nessun ringraziamento esplicito è stato rivolto al primo ministro Benjamin Netanyahu, un dettaglio che conferma la complessità politica all’interno della quale si muove la Chiesa locale.
La pressione internazionale e la chiusura del caso
Sullo sfondo della vicenda si è inserita anche la Casa Bianca. Con Donald Trump tornato alla presidenza degli Stati Uniti, l’amministrazione americana ha fatto sapere di aver espresso a Israele “la nostra preoccupazione in merito alla chiusura”, un intervento che testimonia come l’episodio, apparentemente circoscritto a un contenzioso sulle procedure di sicurezza, avesse assunto una rilevanza tale da coinvolgere i vertici della diplomazia statunitense. Le polemiche sollevate dall’opinione pubblica mondiale, alimentate dalle immagini dei primi scontri e dal timore di una chiusura totale dei luoghi sacri, hanno così trovato una composizione rapida. Pizzaballa ha voluto insistere sul carattere non intenzionale delle restrizioni imposte, rifiutando di attribuire agli agenti israeliani una volontà preventiva di bloccare l’accesso ai fedeli cristiani.
Le celebrazioni garantite in un equilibrio precario
Resta il fatto che, per la seconda volta in pochi anni, la possibilità di celebrare la Pasqua nel Santo Sepolcro con la presenza fisica dei fedeli è stata oggetto di una trattativa serrata che ha rischiato di compromettere il calendario delle funzioni. La formula adottata – celebranti dentro, fedeli davanti allo schermo – rappresenta un compromesso che consente di salvare il rito senza risolvere la questione di fondo: la fragilità con cui, in un contesto di guerra e di massima tensione, vengono gestiti gli spostamenti e gli accessi ai luoghi considerati sacri da milioni di persone. Il patriarca, nel suo intervento, ha cercato di ridimensionare la portata dello scontro, definendolo il frutto di una sottovalutazione logistica piuttosto che di una strategia politica. Ma il fatto stesso che sia stato necessario l’intervento di Herzog e l’esplicita pressione della Casa Bianca per sbloccare l’impasse racconta di un incidente che, pur senza una regia preordinata, ha messo a nudo tutte le fragilità di una convivenza sotto pressione.




