Il sogno (incompiuto) dell’Unipol Dome: viabilità, parcheggi e la Corte dei Conti
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Non c’è dubbio che, per acclamazione generale, l’inaugurazione ufficiale dell’Unipol Dome – o Arena Santa Giulia, se si preferisce il nome anagrafico – abbia avuto il sapore di una bellissima festa di compleanno, mancava solo qualcuno che spegnesse le candeline. Luciano Ligabue, il rocker di Correggio chiamato a battezzare il nuovo tempio della musica milanese, non ha tradito le attese; anzi, ha regalato ai sedicimila presenti un’intera notte fatta di musica vera (non quella virtuale, eh, che è tutta un’altra storia) e ha messo a dura prova l’acustica del palazzetto. Ma, oltre alla scaletta che spaziava da “Balliamo sul mondo” all’inedito “Nessuno è di qualcuno”, un pezzo dedicato alla violenza sulle donne i cui diritti andranno alla Fondazione Una Nessuna Centomila, l’attenzione di chi scrive non può che cadere su un aspetto meno poetico e molto più strutturale: l’accessibilità di questa cattedrale nel deserto.
Se i Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026 ci avevano messo in guardia sui gargantueschi problemi logistici della zona – una sorta di avvertimento tra le righe dei comunicati stampa – pare proprio che quella lezione sia stata archiviata troppo in fretta. Per raggiungere l’arena, situata in quella che sulla carta sarà una delle aree più avveniristiche del quadrante sud-est, lo spettatore medio si è dovuto armare di santa pazienza. E lo dico con cognizione di causa: la geografia del quartiere Santa Giulia, un colabrodo di cantieri e spazi ancora da bonificare, si trasforma in una trappola per chi arriva in auto. Il piano messo a punto da Comune e Atm prevedeva il potenziamento della M3 e della M4, con l’aggiunta di navette “Arena Shuttle” da Rogoredo, oltre ai tram 27 che arrancavano verso viale Ungheria. Per carità, l’impegno c’è stato, ma l’impressione è che si tratti di un cerotto su una gamba di legno.
Parliamo quindi del nodo parcheggi, quel tema scivoloso che nessuno vuole affrontare fino a quando non si è già in coda sotto la pioggia. Per evitare il caos (o meglio, per contenerlo), la zona è stata blindata con un sistema a zone rosse e gialle. L’accesso alla cosiddetta “zona rossa” era riservato esclusivamente a chi, in possesso del biglietto, aveva preventivamente prenotato un posto auto con un ticket da dieci euro. Nulla di strano, se non fosse che gli spazi a disposizione – come testimoniato da chi ha dovuto parcheggiare a San Donato, per poi aspettare mezzi pubblici sino a notte fonda – sono parsi drammaticamente sottodimensionati rispetto ai 16mila corpi in movimento.
E mentre Ligabue incantava la folla con “Certe Notte”, fuori dal perimetro del “Dome” la situazione per alcuni ha rasentato l’odissea. La viabilità è un dettaglio che a Milano si fa fatica a considerare tale: è il sistema nervoso della città, e se questo si inceppa, l’evento più bello diventa un ricordo amaro. Il calendario estivo, va detto, non lascia tregua: dopo il Liga, toccherà ad Annalisa e poi a una sfilza di big pronti a calcare quel palco largo venti metri. L’impressione, ghiacciata come la pista olimpica che c’era a febbraio, è che ci si trovi di fronte a una macchina da guerra culturale che però rischia di incepparsi al primo intoppo serio sul fronte della sosta.
L’ombra lunga della Corte dei Conti e il rebus urbanistico
Ma c’è un altro fronte, più silenzioso e ben più insidioso della mancanza di bus navetta, che aleggiava mercoledì sera tra i discorsi ufficiali del sindaco Beppe Sala e del governatore Attilio Fontana. Non si può infatti parlare di questa nascita senza citare la spada di Damocle giudiziaria che pende sulla struttura. La Procura regionale della Corte dei Conti della Lombardia ha infatti avviato un’istruttoria sui cosiddetti “extracosti” legati proprio alla costruzione del palazzetto. Sì, perché parlare di “concerto” è bello, ma parlare di “soldi pubblici” è necessario.
I conti sono spietati, o almeno lo sono i numeri emersi durante le ultime commissioni comunali. La multinazionale tedesca CTS Eventim, che detiene la proprietà e la gestione del gioiello – oltre a controllare TicketOne, si fa notare – aveva richiesto un riconoscimento di extracosti pari a 134 milioni di euro, una cifra che ha fatto accapponare la pelle ai tecnici di Palazzo Marino. L’analisi del Comune, basata su decine di pagine di rapporti di MM e Amat, ha giudicato “congrui” solo 53 di quei milioni. Ecco allora il rompicapo: chi paga il buco? Il governo, tramite un decreto Sport, ha già stanziato 21 milioni, ma la partita è ancora apertissima. Una nuova commissione è stata convocata per il 13 maggio, e non si esclude che il Comune venga chiamato a coprire ulteriori decine di milioni.
Mentre i fan si scatenavano sotto il palco, insomma, la politica e la magistratura contabile si scambiavano carte bollate sull’utilizzo di quelle strutture che, ricordiamolo, sono state definite “impianto di interesse pubblico di rilevanza statale”. E qui scatta l’amaro in bocca: se da un lato l’Unipol Dome è un capolavoro di ingegneria per gli eventi – con i suoi 500 light fixtures e i maxi-schermi che hanno mandato in visibilio i presenti – dall’altro la sua gestazione resta avvolta in una nebulosa finanziaria. La struttura è bella, nuovissima, profumava di novità, ma il quartiere intorno a Santa Giulia è ancora un cantiere a cielo aperto, con buche e fango che mal si sposano con il lustrino dei servizi VIP come le “Premium Suite” o il “Dome Club”.
L’auspicio, per chi scrive, è che la musica non copra del tutto il rumore dei procedimenti giudiziari. Perché se è vero che Milano aveva bisogno di una arena da 16mila posti, è altrettanto vero che non si può costruire il futuro ignorando le fondamenta del presente. E la prima notte, per quanto magica cantata da Ligabue, ha lasciato sul tappeto due certezze opposte: la bellezza acustica del tempio e la fragilità cronica della sua “città satellite”. Ogni evento in programma per i prossimi mesi – si parla di centocinquanta all’anno – rischia di trasformarsi in un test sulla pazienza degli utenti, in attesa che si risolva il pasticcio dei conti e soprattutto della viabilità. E intanto, i riflettori sono già puntati sulla prossima data.




