Unipol Dome, il rock di Ligabue e il rebus dei parcheggi: quel nodo irrisolto che nessuno vuole vedere
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Sedici mila anime che rimbalzano all’unisono sulle note di “Certe notti”, e Luciano Ligabue che, come da copione – ma il copione, quando si parla di lui, è sempre una garanzia – trascina il pubblico in una due ore e mezza di rock viscerale, quasi terapeutico. L’inaugurazione dell’Unipol Dome, l’arena che sorge nel quartiere Santa Giulia e che per i Giochi di Milano Cortina 2026 aveva già fatto da sfondo all’hockey su ghiaccio, è stata una festa da tutto esaurito. Eppure, ce lo raccontano i fatti, non le emozioni, il vero banco di prova non era il palco, né l’acustica (ottima) o la capienza da record: 16.000 posti, la più grande d’Italia per eventi live. Il problema, quello vero, lo si è trovato fuori, tra asfalto, lamiere e code.
Perché se l’evento, con tanto di ospitate e sorprese (qualcuno giura di aver visto Luca Carboni condividere un abbraccio sul palco, in quella che è diventata subito una delle immagini più poetiche della serata), ha funzionato a meraviglia, la mobilità attorno al gioiello appena intitolato a uno sponsor ha mostrato tutte le sue fragilità. Lo avevamo già notato durante le Olimpiadi, quando il flusso degli spettatori era gestito con dispositivi straordinari e navette ad hoc. Ma quella, per usare un eufemismo, era una gestione da evento globale, non certo la normalità. E la normalità – fatta di concerti, partite, spettacoli di richiamo – è esattamente ciò che attende il “Dome”, che sulla carta dovrebbe ospitare fino a 150 eventi l’anno. Peccato che la carta, si sa, sia molto più generosa del cemento.
Il parcheggio e l’illusione della metropolitana
Prendiamo i numeri: 16.000 persone che, nell’arco di un paio d’ore, devono entrare e uscire da un’area che, allo stato attuale, appare come un’isola circondata da cantieri. Il quartiere Santa Giulia, infatti, è ancora in gran parte un’opera in divenire: strade larghe sulla carta ma strette nella realtà dei fatti, cantieri aperti e, soprattutto, una carenza cronica di parcheggi. C’è chi ha lasciato l’auto a chilometri di distanza, chi ha vagato mezz’ora prima di trovare uno sterrato improvvisato, chi ha rinunciato e ha usato i mezzi, scoprendo però che la fermata della metropolitana (la M3, San Donato) è comoda ma non sufficiente a smaltire un’ondata di 16.000 persone in uscita alla mezzanotte. Le code ai tornelli, i bus sostitutivi intasati, la sensazione di essere stati dimenticati in un’area che per tre ore era stata il centro del mondo.
Un’arena da 150 eventi l’anno, ma con i collegamenti da paese di provincia
E qui veniamo al punto: il rischio concreto, che nessuno sponsor può risolvere con un bonifico, è che l’Unipol Dome diventi un luogo magnifico e insieme inaccessibile. Perché se è vero che Ligabue, con la sua “musica vera” (citazione d’obbligo, visto che lui stesso ha ironizzato su quella “finta” che altrove si ascolta), ha fatto dimenticare i disagi per una notte, è altrettanto vero che il pubblico pagante, si sa, ha memoria breve ma rancorosa. La prossima volta, quella con un artista meno carismatico o con un temporale a rovinare i piani, la pazienza potrebbe esaurirsi. E un’arena da 150 eventi all’anno, se il primo impatto con la viabilità è da bocciatura, rischia di bruciare in fretta il suo entusiasmo iniziale.
Il silenzio dei piani regolatori
Ciò che colpisce, analizzando la situazione con gli occhi del cronista e non del fan, è la mancanza di una soluzione strutturale. I Giochi olimpici, che pure avevano messo in luce lo stesso problema, sono serviti solo come una prova generale dimenticata. Nessun provvedimento organico è stato adottato nell’anno successivo: niente parcheggi scambiatori potenziati, niente navette dedicate nei giorni di concerto, niente accordi con i comuni limitrofi per gestire il flusso. Restano le buone intenzioni, i rendering del quartiere che verrà, ma per ora c’è solo il “Dome” – splendido, moderno, fotogenico – e intorno il deserto della mobilità. Un paradosso tutto italiano, dove l’opera faraonica si inaugura con un concerto da sogno, ma il vero incubo lo trovi cercando un posteggio.




