Ligabue e quel colpo di spugna al vertice del rock: la “prima notte” che accende l’Unipol Dome
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Milano si è presa una boccata d’ossigeno a forma di rock, quella stessa miscela di chitarre distorte e cori collettivi che solo Luciano Ligabue sa confezionare con la naturalezza di un gesto semplice, quasi quotidiano. Sedicimila persone hanno riempito fino all’ultimo posto il nuovo spazio live milanese, l’Unipol Dome; lo hanno fatto con la stessa, identica fiducia che ripongono nel loro “Liga” da oltre trent’anni, trasformando l’inaugurazione di una struttura – avvolta fino a poche ore prima da polemiche asfissianti sui costi e sui finanziamenti – in una festa collettiva e spudoratamente gioiosa. L’occasione era “La Prima Notte – Music Opening Ceremony”, un titolo che calza a pennello per un evento che, di fatto, ha azzerato le tensioni e riacceso i riflettori su un’arena che, dopo aver ospitato l’hockey dei Giochi, cercava una sua seconda vita fatta di musica.
Sul palco, largo venti metri e dotato di una passerella di diciotto che lo ha proiettato fisicamente nel cuore della folla, il rocker di Correggio non si è limitato a eseguire una scaletta, l’ha scolpita come un manuale di sopravvivenza emotiva. Si parte con “Balliamo sul mondo”, scelta perfetta per rompere il ghiaccio su una struttura che all’esterno – tra cantieri ancora aperti e aree da bonificare – sembrava un’astronave atterrata in un territorio ancora in divenire. Ma dentro, il suono è risultato pulito, nitido, ben lontano da quel “mischione” sonoro che spesso affligge i palasport nostrani; la visibilità a strapiombo ha regalato un effetto da stadio, permettendo a ogni spettatore di perdersi nei dettagli della band. E così, tra classici immortali come “Lambrusco e popcorn”, “Una vita da mediano” (resa in versione elettroacustica) e il grido liberatorio di “Tra palco e realtà”, Ligabue ha messo in scena una liturgia laica senza bisogno di effetti speciali.
L'abbraccio inedito con Carboni e la carica degli ospiti
La serata, poi, si è colorata di emozioni inattese quando il palco è stato invaso dagli amici, quelli veri, quelli con cui si condivide la strada. A sorpresa – anche se l’aspettativa era palpabile – è spuntato Luca Carboni, un’apparizione che ha suscitato un affetto viscerale nel pubblico. Insieme hanno riproposto “Sogni di rock ’n’ roll”, un abbraccio musicale tra due colonne della canzone d’autore emiliana che ha trasformato la tensione in pura tenerezza. Non è mancata la verve rock di Emma, arrivata per duettare su “Quella che non sei”, né l’energia di Giuliano Sangiorgi (Negramaro) in “Vivo morto o X”. L’architettura della scaletta ha sapientemente alternato questi picchi di adrenalina a momenti più intimi, come quando “Piccola stella senza cielo” ha fatto da colonna sonora a una proposta di matrimonio tra il pubblico, un dettaglio quasi cinematografico che ha restituito la dimensione umana della serata.
Ma a dare un peso specifico diverso alla “prima notte” ci ha pensato un gesto che va oltre le note. In un’arena che, nelle cronache delle settimane precedenti, rischiava di essere ricordata più per i conti in sospeso che per la sua acustica, Ligabue ha improvvisamente indossato i panni del benefattore. Con un vero e proprio colpo di spugna – simbolico prima che finanziario – ha allontanato le nuvole della polemica che avvolgevano i 134 milioni di extracosti legati alla realizzazione dell’opera. Il concerto ha così funto da ripartenza, cancellando le distrazioni giudiziarie e restituendo al pubblico la piena proprietà del luogo.
L’inedito contro la violenza e l’effetto Mannoia
Uno dei capitoli piu toccanti della serata è stato quello a sfondo sociale, un momento di raccoglimento che non ha spezzato il ritmo ma lo ha sublimato. Ligabue ha presentato “Nessuno è di qualcuno”, un brano inedito che affronta il tema della violenza sulle donne con la ruvidezza poetica che gli è propria. Sul palco è salita anche Fiorella Mannoia, non per duettare nel brano (quello è rimasto un assolo dell’autore), ma per annunciare ufficialmente la quarta edizione di “Una, Nessuna, Centomila”, in programma il 21 settembre all’Arena di Verona. I diritti del nuovo pezzo, hanno spiegato, saranno devoluti proprio alla fondazione che opera contro il femminicidio. Un momento di impegno civile calato con naturalezza in mezzo ai cori e ai fazzoletti alzati al cielo, durante “Urlando contro il cielo” e la catartica “Certe notti”, che ha chiuso il cerchio di un live pensato per restare nella storia dell’intrattenimento italiano.
Un’astronave in periferia che adesso vola
L’aspetto logistico non va sottovalutato, perché chi è uscito dall’Unipol Dome dopo il bis ha toccato con mano la sfida dei prossimi mesi: la struttura è pronta, ma la periferia di Santa Giulia è ancora un work in progress. Le navette dalla metrò di Rogoredo hanno funzionato, ma i parcheggi e le aree di deflusso hanno mostrato qualche crepa sotto l’urto di 16mila persone. Tuttavia, a contare davvero ieri sera era la musica; Ligabue ha messo il suo sigillo sulla nuova era del live italiano, dimostrando che non servono architetture futuristiche per emozionare, ma basta la forza di una chitarra che taglia il silenzio e la sincerità di un artista che, nonostante tutto, continua a credere nella catarsi del rock. La venue è aperta, la prima notte è andata; ora la parola passa al calendario.




