Ligabue battezza l’Unipol Dome di Milano, tra ospiti a sorpresa e l’annuncio di “Una nessuna centomila”
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Milano si è svegliata con un nuovo centro di gravità per il live entertainment, ma chi ha passato la serata del 6 maggio tra i 16mila spettatori del nuovo Unipol Dome – quello che fino a pochi mesi fa chiamavamo Arena Santa Giulia, durante le Olimpiadi invernali – sa bene che non si è trattato solo di un’inaugurazione. Era la “prima notte” di Luciano Ligabue, e il rocker di Correggio ha preso molto sul serio l’onere (e il piacere, visto che non ha smesso di sorridere per oltre due ore) di alzare il sipario in questa nuova cattedrale di acciaio e led nel quartiere di Santa Giulia. Se l’esterno dava ancora l’impressione di un cantiere in divenire, dove le navette dalla metropolitana di Rogoredo hanno comunque fatto il loro dovere, dentro l’acustica ha restituito una nitidezza rara per i palasport italiani, e la visibilità a strapiombo – quasi da stadio – ha subito conquistato i presenti.
Un viaggio nei classici con gli amici sul palco
La scaletta ha attinto a piene mani dalla storia del “Liga”, alternando i tormentoni più coreografici ai momenti di intima epicità che solo lui sa confezionare. Si è partiti con “Balliamo sul mondo”, impreziosita da un videomapping che mostrava un globo terracqueo implodere attorno ai volti dei potenti (tra cui spiccavano Trump, Macron e Meloni), per poi scivolare subito dopo in “Marlon Brando è sempre lui”. Ma la vera molla emotiva, come raccontano le cronache, l’ha tirata quando Ligabue ha fatto salire sul palco Giuliano Sangiorgi per duettare in “Vivo morto o X”; un abbraccio musicale che ha scalato l’arena, seguito dall’energia di Luca Carboni in “Sogni di rock ‘n’ roll”. Non è mancata Emma, apparsa in versione rockeuse per spingere “Quella che non sei” – forse con un po’ troppa potenza vocale, a dire dei puristi – ma comunque capace di tenere alta l’attenzione della platea.
La sorpresa Mannoia e l’inedito contro la violenza
A un certo punto della serata, però, la direzione ha preso una piega inaspettatamente politica e sociale. Ligabue ha infatti presentato dal vivo “Nessuno è di qualcuno”, un brano inedito che lui stesso ha descritto come una riflessione urgente sul tema della violenza maschile contro le donne; il pubblico, colto di sorpresa, ha accolto il pezzo con un silenzio carico di attenzione. Subito dopo la canzone, a sottolineare la serietà del messaggio, è salita sul palco Fiorella Mannoia. L’artista, visibilmente emozionata, ha voluto ringraziare il collega, spiegando che “abbiamo bisogno dell’apporto degli uomini in questa battaglia, non è una guerra tra donne e uomini”. Con questa premessa, ha fatto l’annuncio che molti attendevano: il ritorno di “Una nessuna centomila”, l’evento corale contro i femminicidi, che tornerà a colorare l’Arena di Verona il prossimo 21 settembre. I diritti del brano, va detto, verranno interamente devoluti alla fondazione omonima, trasformando un gesto artistico in un concreto sostegno economico ai centri antiviolenza.
L’effetto “America” di Santa Giulia e il futuro del rock
Mentre Ligabue portava a casa il bis con “Urlando contro il cielo” e la catartica “Certe notti” (urlata a squarciagola dai 16mila, come se fosse l’inno di una nuova chiesa del rock), gli addetti ai lavori si interrogavano sul futuro della struttura. Con i suoi 16mila posti, l’Unipol Dome si propone come il più capiente d’Italia, concepito sull’idea “americana” dell’intrattenimento totale: non solo il concerto, ma una zona viva, attraversabile. Restano perplessità sulla viabilità delle aree limitrofe, con le zone rosse e gialle che hanno complicato la vita ai residenti, ma chi era dentro quella sera ha avuto la sensazione che Milano abbia finalmente guadagnato un tempio della musica capace di competere con le grandi arene europee. Per Ligabue, questa è stata l’apripista di un’estate bollente: dopo il tour europeo, l’appuntamento è ora per i grandi stadi di giugno (da Bibione a San Siro), ma la “prima notte” resterà negli annali come il momento in cui il rock ha preso possesso di Santa Giulia.




