Ligabue all’Unipol Dome, la notte dei sogni di rock’n’roll con Luca Carboni e quel rebus della viabilità

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Mentre Luciano Ligabue si scaldava la voce dietro le quinte dell’Unipol Dome, pronti a trasformare la prima vera notte musicale del nuovo polmone live milanese in un evento da ricordare, nessuno – o forse qualcuno sì – poteva immaginare che l’ospite a sorpresa sarebbe stato proprio lui, Luca Carboni. Il cantante, che di queste serate ne ha vissute tante, è salito sul palco senza troppi annunci, quasi volesse restituire un vecchio favore artistico, e insieme hanno intonato “Sogni di Rock’n’Roll”. Un momento che ha scaldato i 16mila posti a sedere dell’arena, anche se, va detto, il calore umano non ha per nulla risolto il vero problema della struttura: quella maledizione dei parcheggi e degli accessi che già era emersa durante i test olimpici.

Lo spettacolo, battezzato “La Prima Notte – Music Opening Ceremony”, ha riempito il nuovo spazio di Santa Giulia – lo stesso che per i Giochi Milano Cortina 2026 avrebbe dovuto brillare come gioiello logistico – con hit senza tempo. “Balliamo sul mondo”, “Certe notti”, “Una vita da mediano”, “Lambrusco & pop corn”, “Piccola stella senza cielo” e “Eri bellissima” hanno scandito una scaletta che non ha concesso tregua. Eppure, tra un coro e l’altro, chi è uscito prima della fine per battere il traffico ha dovuto fare i conti con una realtà molto meno poetica. Il parcheggio, o meglio l’assenza di una sua gestione organica, ha trasformato la via del ritorno in un piccolo calvario.

Un’arena da 16mila posti, ma la viabilità è ancora un cantiere aperto

Girando per i dintorni dell’Unipol Dome – nome che porta la firma dello sponsor, benché molti continuino a chiamarla Arena Santa Giulia – s’intuisce subito il cortocircuito. Da un lato, la struttura è imponente, voluta dalla multinazionale tedesca Cts Eventim, capace di accogliere una folla da stadio in un contesto che sulla carta dovrebbe diventare un quartiere modello. Dall’altro, i fatti parlano chiaro: già durante i Giochi Olimpici Invernali, chi aveva assistito ad alcune prove era rimasto intrappolato in code assurde, e mercoledì sera la storia si è ripetuta. Le promesse di una mobilità riveduta e corretta sembrano essere evaporate nel primo banco di prova vero, quello del grande concerto rock. Il problema non è poi così nuovo: la Procura della Corte dei Conti della Lombardia ha già messo gli occhi sulla struttura, indagando sugli extracosti lievitati durante i lavori, una partita economica che il privato – cioè Cts Eventim – vorrebbe ora rifilare a Stato e Comune. Peccato che nessuno, al momento, sembra voler pagare il conto salato di quei ritardi.

Dalle Olimpiadi al rock, cambia la scenografia ma non gli ingorghi

Abbiamo percorso l’intero perimetro del Dome, dalla maxi-piazza pensata per ospitare migliaia di persone prima dell’ingresso fino agli sky box pensati per i vip, e la sensazione è quella di trovarsi di fronte a un gioiello architettonico a cui però mancano le vene – quelle stradali – per farlo vivere davvero. Il confronto con i mesi dei Giochi Olimpici è inevitabile: allora l’organizzazione era blindata, con navette, corsie preferenziali e un presidio serrato. Ora, per la serata di apertura della stagione rock, l’assetto è parso più leggero, quasi improvvisato. I parcheggi a pagamento (e con prezzi non proprio popolari) sono andati esauriti in meno di un’ora, lasciando centinaia di automobilisti a girare a vuoto tra cantieri e strade ancora non asfaltate. Qualcuno ha parcheggiato sull’erba, altri hanno rinunciato e sono tornati indietro. L’ironia è che il quartiere Santa Giulia dovrebbe diventare un modello di sostenibilità urbana, e invece la prima vera notte di musica ha riproposto gli stessi difetti di sempre.

“Nessuno è di qualcuno”, il nuovo inedito che chiude la serata senza sconti

Ligabue, che di temi sociali ne ha sempre parlato con la schiettezza di chi viene dalla provincia, ha voluto chiudere il concerto con un brano che non lascia spazio a fraintendimenti. “Nessuno è di qualcuno” è l’inedito dedicato al tema della violenza contro le donne, e il testo – ascoltato in anteprima proprio all’Unipol Dome – non usa mezzi termini. Mentre le ultime note si spegnevano e il pubblico usciva nelle notte milanese, la canzone continuava a risuonare in testa quasi fosse un monito. Il significato è crudo e diretto: nessuna proprietà, nessun possesso, nessuna giustificazione. Un messaggio che, in una serata altrimenti dominata dalla leggerezza del rock, ha ricordato a tutti che anche dentro un’arena da 16mila posti – con o senza parcheggi – ci sono storie che meritano ben più attenzione di un ingorgo.

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