La “lista di Giuda” di Alessandro Roia, l’attore che giura vendetta per l’addio di Ranieri alla Roma
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Redazione Sport
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La notizia, rimbalzata ieri dagli uffici di Trigoria, ha già assunto i contorni di un caso destinato a non sopirsi in fretta. Mentre la AS Roma ufficializzava la brusca interruzione del rapporto con Claudio Ranieri (una decisione che il diretto interessato ha subito definito “unilaterale” da parte della società), un’altra voce si è levata a sorpresa per difendere l’ormai ex senior advisor, portando il tono della discussione su un piano decisamente personale e minaccioso. Si tratta di Alessandro Roia, volto noto al grande pubblico per l’interpretazione del “Dandi” nella celebre serie Romanzo Criminale, ma nella fattispecie anche ex genero di “Sor Claudio”, essendo stato precedentemente sposato con la figlia dell’allenatore, Claudia.
A poche ore dal comunicato di congedo della proprietà – quella dei Friedkin che ha scelto di blindare il tecnico Gian Piero Gasperini come pilastro del progetto – l’attore ha rotto il silenzio social con un post che non lascia spazio a equivoci. Incassato il colpo, forse meditato nei giorni di crescente tensione che hanno portato alla rottura tra Ranieri e l’allenatore piemontese, Roia ha impugnato il telefono e scritto su Instagram una storia destinata a diventare virale. “Ho una lista di Giuda che, quando sarà il momento, farò piangere forte e chiaro”, si legge nel testo dal sapore amaro e dialettale, “pecoroni che non siete altro”.
Il peso delle parole in un contesto di tensione
Sebbene l’attore non abbia fatto esplicitamente i nomi dei destinatari di questa furia, l’apparente riferimento ai “pecoroni” (termine gergale romano per indicare chi segue ciecamente il gregge o chi agisce in malafede) e la tempistica della pubblicazione suggeriscono un collegamento diretto con i vertici del club e, verosimilmente, con chi ha sostenuto la rottura interna. Sullo sfondo, in queste ore bullenti, ci sono le dichiarazioni sibilline rilasciate nelle scorse settimane dall’allenatore Gasperini circa la costruzione della rosa, alle quali Ranieri aveva replicato rivendicando l’approvazione di ogni acquisto e ricordando di averlo scelto solo dopo il “no” di altri tre tecnici. Una frattura insanabile, insomma, che ha portato il club a dover scegliere da che parte stare: dalla parte di Gasperini, l’uomo sul campo, o da quella del Superconsulente Ranieri, che pure aveva accettato il ruolo proprio per traghettare la gestione tecnica.
Roia, nella sua invettiva, punta il dito proprio contro questa dinamica: la sensazione di un tradimento consumato alle spalle del suocero. “Ho una lista di Giuda”, ripete, evocando l’archetipo del traditore per antonomasia, preannunciando un conto in sospeso che prima o poi dovrà essere saldato. L’attore non parla di reazioni emotive o di tifoseria; la sua è una promessa solenne, una resa dei conti differita nel tempo. Nelle storie accanto a quelle parole ha accostato spezzoni di video che ritraggono il momento dell’omaggio della Curva Sud a Ranieri, quasi a ribadire che il “popolo” non ha dimenticato chi ha rimesso in piedi la nave in un momento di tempesta, mentre altri avrebbero già scelto la scialuppa di salvataggio.
La dinamica professionale di una rottura consumata
Il contesto giudiziario (o meglio, sportivo) di questa vicenda è ormai cristallino. Il rapporto professionale si è ufficialmente concluso, con la società che ha espresso “piena fiducia” nel percorso sotto la guida di Gasperini, ringraziando Ranieri per aver “guidato la squadra in un momento molto difficile”. Eppure, il metodo della separazione appare quanto meno brusco: Ranieri, che aveva rinunciato a panchine prestigiose (tra cui un’insistita corte della Nazionale italiana) per restare a Roma, si è visto chiusa la porta in faccia, con la comunicazione ufficiale che lascia intendere una resa dei conti interna consumatasi nell’arco di poche settimane. Roia, evidentemente informato dei retroscena o semplicemente legatissimo alla figura del parente, si fa portavoce di quella parte di ambiente che percepisce questa epurazione come un atto di ingratitudine.
L’ex portiere Marco Amelia, intervenuto sull’argomento in altre sedi, ha provato a smorzare i toni pur da romanista, notando come forse non avesse senso cambiare Gasperini dopo un solo anno, data la sua importanza strategica. Ma Roia non sembra intenzionato a seguire questa linea diplomatica. La sua non è un’analisi tattica; è la rabbia viscerale di chi vede un “affetto” calpestato. E quando parla di una lista che “farà piangere”, l’attore si riferisce a una caccia alle streghe postuma, una resa dei conti che prescinde dal campo e si sposta nei meandri dei comunicati e del potere dirigenziale.
Messaggi, sottintesi e la forza dirompente dei social
Nella disamina dei fatti, ciò che colpisce non è solo il contenuto della minaccia (per quanto velata possa essere), ma la scelta del medium. Alessandro Roia sceglie Instagram – la piazza virtuale per eccellenza – per lanciare un messaggio che da anni sarebbe rimasto chiuso tra le mura domestiche. Oggi, invece, esplode con la potenza di un comunicato ufficiale, sebbene intriso di vernacolo e riferimenti personalissimi. La sua “lista di Giuda” è una sorta di damnatio memoriae contemporanea, un archivio di colpe che l’attore custodirebbe in attesa del momento opportuno per rendere pubbliche le scelleratezze altrui. Un meccanismo narrativo potente, che sfugge al mero gossip per trasformarsi in un grimaldello giornalistico.
E mentre Ranieri tace (limitandosi a una secca nota per precisare la natura unilaterale del licenziamento), l’ex genero tuona. Non ci sono scuse, non c’è “ma”. C’è una promessa di dolore per chi, secondo Roia, ha remato contro l’uomo che ha restituito dignità a una piazza stremata. I destinatari di questa ira restano un’incognita: si tratta di Gasperini? Dei dirigenti come Massara? O di figure più alte nella proprietà? L’attore non lo specifica, lasciando che sia l’alone di mistero ad alimentare la polemica. Una mossa, questa, che moltiplica l’attenzione mediatica, trasformando una vicenda di spogliatoio in una querelle personale dal sapore quasi shakespeariano, dove l’attore diventa improvvisamente protagonista di una tragedia contemporanea.
La coda mediatica di una separazione annunciata
Nel frattempo, a livello puramente sportivo, la società giallorossa va avanti per la sua strada. I Friedkin hanno scommesso tutto sul progetto Gasperini, respingendo qualsiasi tentativo di mediazione che potesse ricucire lo strappo con Ranieri. Una scelta netta, che in molti addetti ai lavori hanno definito coraggiosa (o azzardata). Ma la voce di Roia aggiunge un elemento di pathos ulteriore: la sensazione che questa ferita non sia destinata a rimarginarsi con un semplice comunicato di ringraziamento. Se quanto promesso dall’attore dovesse tradursi in azioni concrete (magari nella pubblicazione di retroscena o documenti privati), il caso potrebbe travalicare i confini della cronaca sportiva per approdare su quelli ben più scivolosi della cronaca giudiziaria.
Eppure, al momento, di tutto questo non c’è traccia. Resta lo sfogo, pesante come un macigno. Resta la promessa di una resa dei conti, accompagnata da epiteti poco lusinghieri per chiunque si sia messo contro l’ex senior advisor. Alessandro Roia, che di mestiere fa l’interprete, dimostra di saper padroneggiare anche la scena mediatica più imprevedibile: quella dello smartphone. Mentre la Roma prepara la prossima partita e Gasperini cerca di isolare la squadra dalle polemiche, l’attore trattiene il fiato, stringendo la sua “lista di Giuda”. Come un moderno giustiziere, ci ricorda che a volte i tradimenti si pagano, e che in certi casi il posto più sicuro per nascondere un segreto – soprattutto se legato al calcio di oggi – non è lo stipetto di casa, ma l’archivio delle storie di Instagram. Quando arriverà il momento – ci dice – non ci sarà più clemenza. E allora, vedremo se quelle lacrime promesse saranno solo metaforiche, o se dietro la lista ci siano davvero scheletri pronti a uscire dagli armadi di Trigoria.
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