Franco Bernardo Bergamin ucciso e nascosto nell'armadio, il racconto choc del killer
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Redazione Interno
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Franco Bernardo Bergamin, ottantenne operaio in pensione, è stato trovato morto nel suo appartamento di Limena, un piccolo comune in provincia di Padova. Il suo corpo, nascosto in un armadio e cosparso di profumo, è stato scoperto dopo che i vicini, insospettiti dal silenzio insolito, hanno allertato le autorità. L’omicida, Alessio Battaglia, un quarantenne di Trieste, era ospite della vittima da almeno un anno. Durante l’interrogatorio di garanzia, Battaglia ha confessato il delitto con un racconto che ha lasciato senza parole: «L’ho colpito al torace e con un paio di schiaffi. A terra, disteso su un fianco, rantolava. Poi è morto e ho nascosto il corpo nell’armadio».
Bergamin, descritto da chi lo conosceva come una persona gentile e fiduciosa, aveva aperto le porte di casa sua a Battaglia e alla sua compagna, che gli inquirenti hanno escluso da ogni coinvolgimento nel crimine. «Era buono e si fidava di tutti», ha commentato una signora del paese, osservando l’annuncio della scomparsa affisso sulla bacheca in piazza San Giorgio a Tremignon, frazione di Piazzola sul Brenta, dove la famiglia Bergamin è originaria. L’annuncio, che recita “le esequie del caro Franco verranno comunicate in data da destinarsi”, è diventato un simbolo del dolore di una comunità che fatica a comprendere un gesto così brutale.
Battaglia, attualmente detenuto nel carcere Due Palazzi di Padova, ha avanzato una sola richiesta dopo l’arresto: «Voglio vedere la mia compagna». La donna, che viveva con lui nell’appartamento di Bergamin, è stata interrogata ma è stata ritenuta estranea ai fatti. Per Battaglia, sembra essere l’unico punto di riferimento in un momento in cui, forse, inizia a rendersi conto della gravità delle sue azioni.
Il racconto dell’omicidio, emerso durante l’interrogatorio davanti al Gip Laura Alcaro, ha svelato una dinamica tanto violenta quanto apparentemente improvvisata. Battaglia, che non ha fornito motivazioni chiare per il gesto, ha descritto con freddezza i momenti successivi all’aggressione, quando ha deciso di nascondere il corpo nell’armadio, quasi a voler cancellare ogni traccia del suo crimine.




